domenica 25 marzo 2012

TELESE TERME, UN PAESE VIOLENTATO

 
Aldo Maturo
28 Giugno 2010

Telese Terme (BN)

“Chi manca da Telese da qualche anno ricorda forse quelle che erano le caratteristiche topografiche essenziali di questo centro: un viale bellissimo che congiungeva la stazione ferroviaria alle Terme, due ampie strade parallele a quel Viale e la SS 87, locale via Roma, che incrociando quelle tre strade divideva il paese in zone quasi eguali. Telese dunque si presentava piatto e monotono e gli amministratori pensarono che un po’ di caos avrebbe indubbiamente rappresentato una nota originale.


 Così dopo aver studiato a lungo il problema trovarono finalmente una soluzione: concedere licenze edilizie a chiunque la richiedesse, quale che fosse il progetto di massima presentato…” .

Stop! Non stiamo parlando di oggi ma di cose che ho scritto e pubblicate l’11 maggio 1967 su un settimanale di Benevento molto diffuso, Messaggio d’oggi.
Poveraccio! Ce l’immaginiamo questo telesino virtuale in volo sulla Telese di oggi? Ci ho provato e ho scoperto un paese  irriconoscibile, violentato,  rappresentazione plastica di come la speculazione e il malgoverno possano stravolgere la vita di una comunità facendone scempio.
Decine e decine di inutili palazzi sorti come simulacri e desolatamente vuoti. Case, casine, casette spolverate come formaggio dovunque ci fosse un po’ di verde disponibile. Al di là di ogni logica, non sono le case che si sono adeguate alle strade ma sono le strade (?!) che si insinuano zigzagando tra le costruzioni facendo impazzire gli addetti alla toponomastica.
Milioni di metri cubo di cemento inutilizzati e in attesa di un futuro migliore (?!), quando migliaia e migliaia di persone esonderanno a Telese  ed occuperanno i palazzi costruiti da anni,   felici di essere finalmente utilizzati ai prezzi che saranno imposti al momento dai palazzinari, pronti a recuperare gli interessi perduti.
E intanto i vecchi “curzi”, dalle “chiare fresche e dolci acque”, si  fanno spazio a stento tra case, muretti e recinzioni, più avanti uno specchio d’acqua viene intrappolato e recintato ad uso privato, c’è già una Telese2 ma intere zone sono state inurbate in maniera intensiva, pronte a diventare Telese3, 4 o 5,  dopo la Scuola Media si percorre quello che si crede essere l’agognato imbocco del  ponte per Solopaca e ci si ritrova invece sulle acque del lago, con una  viuzza  che da sospirata isola pedonale è diventata strada di collegamento per la caccia al ponte, quello vero, catapultato irrealisticamente in mezzo a una campagna.  I chilometri si snodano tra le strade del paese come in una gigantesca gimkana  che al posto dei birilli ha case e  palazzi.
Non è un film. Probabilmente neppure Francesco Rosi avrebbe saputo ricostruire una scenografia simile per girare il suo famosissimo film. Per colpire lo spettatore aveva preso a campione una città-simbolo, Napoli, descrivendo come un piano di speculazione edilizia avrebbe cambiato per sempre il volto del paese del sole. “Le mani sulla città” lo aveva chiamato, ma non aveva immaginato la Telese di oggi che supera ogni fantasia e lascia ai suoi figli un futuro e un impatto ambientale irrimediabilmente stravolto.
Non illudiamoci. Non so cosa potrà fare l’ Amministrazione per recuperare un’armonia urbanistica distrutta da un cocktail di speculazioni, cointeressenze, connivenze, intuibili alleanze ed elastiche lobby.
E in questo quadro tragico si continua a parlare ottimisticamente di turismo, come se ne parlava e scriveva 40 anni fa, con le stesse speranze, le stesse parole, le stesse proposte. Io c’ero, diceva Enzo Biagi. Si, io c’ero, ed ero in prima fila ma vedo che la trama del  film non solo non è cambiata ma è diventata un sogno da cancellare.
Magari avesse avuto ragione Luigi Mazzillo quando scriveva “…il Sannio si avvia a diventare quella che,in linguaggio eufemistico, viene definita zona di sistemazione, area cioè da trascurare per quanto riguarda gli interventi pubblici e da destinare al rimboschimento ed ai pascoli, onde è inutile aggrapparsi per Benevento e la sua provincia alle facili illusioni del turismo”, Enciclopedia Geografica Tutt’Italia, Casa Editrice Sansoni e Istituto Geografico de Agostini (Messaggio d’Oggi, 6.7.1967).
Così non è, perché la Telese di oggi è stata svenduta e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Negli anni c’è chi poteva presentare il conto, chi avrebbe potuto presentarlo, chi non lo ha fatto, come nella storia delle tre scimmiette. Credo che se non si trova tutti insieme il modo di risolvere in tempi urgentissimi un vuoto incolmabile, Telese diventerà non area di rimboschimento, come prevedeva Mazzillo, ma periferia degradata aperta irrimediabilmente a pascoli di ben altro genere.
(da Fotogrammi di memoria, Aldo Maturo, Ediz.Nous 2013)