Per i delitti di pedofilia si
instaura un formale processo e il prete che li compie è punito anche con la
dimissione o la deposizione. La prescrizione per questi delitti è di 10 anni ma
per quelli commessi da un chierico a danno di minore la prescrizione comincia a
decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.
Avv.Aldo Maturo
Da "Cronache e dintorni" - Nousedizioni
Non mi è piaciuta l’intervista di Mons. De Rosa, Vescovo di
Telese-Cerreto-S.Agata, e, a dire il vero, non condivido neppure il
comportamento del giovane universitario che ha scritto al vescovo una lettera
aperta – coraggiosa per il contesto in cui vive – ma che ora sta trasformando
la sua denunzia in una campagna personale che rischia di vanificare il valore
apprezzabile del primo intervento.
Io non credo che il giovane si aspetti
veramente una risposta da Mons. De Rosa – sarebbe ingenuo - per cui la
scelta di riproporre la sua lettera fa sospettare la voglia di riaccendere i
riflettori ben sapendo che gli spettatori hanno lasciato la sala.
Le parole di Mons. De Rosa non potevano
che creare uno scossone visto il ruolo che ricopre ma invero trovo grave il suo
pensiero sulla pedofilia quanto quello sugli ebrei: “ho scoperto che ogni cosa
che si tocca con loro e’ terribile. Capisco che abbiano sofferto con
l’olocausto, ma non possono farne una bandiera, potrebbero essere più umili.”
Tutto parte dall’omelia del venerdi santo di Pasqua, in S.Pietro,
un’omelia che ha scatenato un mare di polemiche incrinando il dialogo tra ebrei
e cristiani. E’ lo stesso Cantalamessa a precisarlo.
“Approfittando del fatto che
quest’anno la Pasqua ebraica cadeva nella stessa settimana della Pasqua
cristiana, avevo deciso di far giungere agli ebrei un saluto da parte dei
cristiani, proprio dal contesto del Venerdì Santo che è stato sempre, per loro,
occasione di comprensibile sofferenza. Tanto più che il tema centrale della
predica era contro la violenza e, di essa, il popolo ebraico ha molta
esperienza lungo i secoli”.
Pochi giorni prima di Pasqua a padre
Cantalamessa giunge una lettera da un amico ebreo che paragonava le
persecuzioni contro gli ebrei, l’antisemitismo, ai continui attacchi alla
Chiesa e al Papa per i crimini dei preti pedofili. Antisemitismo inteso come
atteggiamento culturale come quello che fa ricadere su tutto il popolo ebraico,
anche attuale, la responsabilità della morte di Cristo. E’ la degenerazione del
passaggio dalla responsabilità individuale a quella collettiva, un
comportamento stereotipato, come quello in atto circa il fenomeno della pedofilia
del clero. Cantalamessa decide bene (?!?) di citare questo concetto nella sua
omelia pasquale senza prevedere cosa avrebbe scatenato.
A dire il vero il problema della
generalizzazione esiste ed anche
il “Corriere della sera” ha denunciato il diffondersi, nella cultura moderna,
di un vero e proprio “anticristianesimo”. “Sono molti, del resto, a pensare che
più che da amore e pietà per le vittime della pedofilia, la campagna dei media
sia mossa da volontà di mettere in ginocchio la Chiesa”
L’ex sindaco di New York ha scritto
su un giornale di Gerusalemme: “Credo che i continui attacchi da parte dei
media alla Chiesa Cattolica e a Papa Benedetto XVI siano diventate
manifestazioni di anti-cattolicesimo. La sequela di articoli sugli stessi
eventi non ha più, a mio parere, lo scopo di informare, ma semplicemente di
punire.”
Dello stesso avviso il rabbino Alon
Goshen Gottstein sul più diffuso quotidiano di Israele “The Jerusalem Post”
(11.04.2010) in un articolo dal titolo “Siamo dei cattivi ascoltatori”. Afferma
che a suo parere gli opinionisti ebrei che hanno criticato l’omelia di padre
Cantalamessa non l’hanno né sentita né letta. Probabilmente intervistati da un
giornalista che chiedeva un commento su una frase del predicatore hanno dato
una risposta su quella frase. I giornalisti, estrapolando la risposta
dall’intero testo, hanno creato la scintilla, gli intervistati hanno risposto,
rettificato ed è stato il caos.
Questa stessa scintilla ha
coinvolto, forse, il vescovo De Rosa che comunque – se le frasi riportate
rispondono al suo pensiero - ha sorpreso sia per quanto ha detto sugli
ebrei sia sui preti pedofili. E comunque, diversamente da padre
Cantalamessa che ha chiesto pubblicamente scusa, non ha ritenuto di far
conoscere il suo pensiero.
Quale Presidente diocesano della FUCI
(Federazione Universitaria Cattolica Italiana) - anni '60 - ho girato nel palazzo vescovile
di Cerreto per anni né mai mi ha abbandonato, successivamente, l’interesse per
certe problematiche vicine alla Chiesa.
Sappiamo anche noi laici che ogni
volta che un Vescovo ha notizia – almeno verosimile - di un delitto
grave, svolge una sua prima indagine e trasmette gli atti alla Congregazione
per la Dottrina della Fede che, se non avoca a sè l’indagine, ordina al Vescovo
di procedere.
Quello della pedofilia è un delitto
grave riservato alla competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede
ed è previsto dall’art.6 comma 1 del “De gravioribus delicti” che punisce:
1° il delitto contro il sesto
comandamento (non commettere atti impuri) commesso da un chierico con un minore
di diciotto anni (=pedofilia); viene equiparata al minore la persona che
abitualmente ha un uso imperfetto della ragione;
2° l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di
immagini pornografiche di minori sotto i quattordici anni da parte di un
chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento.
Per questi delitti si instaura un
formale processo e il prete che li compie è punito anche con la dimissione o la
deposizione. La prescrizione per questi delitti è di 10 anni ma per quelli
commessi da un chierico a danno di minore la prescrizione comincia a decorrere
dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.
Secondo il Card. Bagnasco, Presidente della CEI (Conferenza
episcopale Italiana) – il massimo organo dei vescovi italiani -
“…la Chiesa ha sempre perseguito e dato indicazioni di massima trasparenza e
fermezza nell’affrontare la pedofilia….omissis…. È sotto gli occhi di tutti il
fatto che diversi vescovi di varie nazioni, una volta trovati responsabili di
non essere prontamente intervenuti contro alcuni preti e avere nascosto i
fatti, si sono dimessi.”
Per la legge italiana ( 6 febbraio
2006, n. 38) la pedofilia ed i reati sessuali sono puniti in forma gravissima,
con la reclusione in qualche caso fino a 12 anni.
E’ un brutto momento per la Chiesa
ed è’ necessario fare una pausa. Evitiamo che per strappare loglio
estirpiamo anche le spighe di grano che da millenni alimentano spiritualmente e
materialmente milioni e milioni di fedeli.