domenica 3 maggio 2026

IL GRANO E IL LOGLIO

 Per i delitti di pedofilia si instaura un formale processo e il prete che li compie è punito anche con la dimissione o la deposizione. La prescrizione per questi delitti è di 10 anni ma per quelli commessi da un chierico a danno di minore la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

 

Aldo Maturo

Da "Cronache e dintorni" - Nousedizioni

Non mi è piaciuta l’intervista di Mons. De Rosa, Vescovo di Telese-Cerreto-S.Agata, e, a dire il vero, non condivido neppure il comportamento del giovane universitario che ha scritto al vescovo una lettera aperta – coraggiosa per il contesto in cui vive – ma che ora sta trasformando la sua denunzia in una campagna personale che rischia di vanificare il valore apprezzabile del primo intervento.

Io non credo che il giovane si aspetti veramente una risposta da Mons. De Rosa – sarebbe ingenuo -  per cui la scelta di riproporre la sua lettera fa sospettare la voglia di riaccendere i riflettori ben sapendo che gli spettatori hanno lasciato la sala.

Le parole di Mons. De Rosa non potevano che creare uno scossone visto il ruolo che ricopre ma invero trovo grave il suo pensiero sulla pedofilia quanto quello sugli ebrei: “ho scoperto che ogni cosa che si tocca con loro e’ terribile. Capisco che abbiano sofferto con l’olocausto, ma non possono farne una bandiera, potrebbero essere più umili.”

 


Tutto parte dall’omelia che venerdi santo di Pasqua in S.Pietro, un’omelia che ha scatenato un mare di polemiche incrinando il dialogo tra ebrei e cristiani. E’ lo stesso Cantalamessa a precisarlo.

“Approfittando del fatto che quest’anno la Pasqua ebraica cadeva nella stessa settimana della Pasqua cristiana, avevo deciso di far giungere agli ebrei un saluto da parte dei cristiani, proprio dal contesto del Venerdì Santo che è stato sempre, per loro, occasione di comprensibile sofferenza. Tanto più che il tema centrale della predica era contro la violenza e, di essa, il popolo ebraico ha molta esperienza lungo i secoli”.

Pochi giorni prima di Pasqua a padre Cantalamessa giunge una lettera da un amico ebreo che paragonava le persecuzioni contro gli ebrei, l’antisemitismo,  ai continui attacchi alla Chiesa e al Papa per i crimini dei preti pedofili. Antisemitismo inteso come atteggiamento culturale come quello che fa ricadere su tutto il popolo ebraico, anche attuale, la responsabilità della morte di Cristo. E’ la degenerazione del passaggio dalla responsabilità individuale a quella collettiva, un comportamento stereotipato, come quello in atto circa il fenomeno della pedofilia del clero. Cantalamessa decide bene (?!?) di citare questo concetto nella sua omelia pasquale senza prevedere cosa avrebbe scatenato.

A dire il vero il problema della generalizzazione  esiste ed anche
il “Corriere della sera” ha denunciato il diffondersi, nella cultura moderna, di un vero e proprio “anticristianesimo”. “Sono molti, del resto, a pensare che più che da amore e pietà per le vittime della pedofilia, la campagna dei media sia mossa da volontà di mettere in ginocchio la Chiesa”

L’ex sindaco di New York ha scritto su un giornale di Gerusalemme: “Credo che i continui attacchi da parte dei media alla Chiesa Cattolica e a Papa Benedetto XVI siano diventate manifestazioni di anti-cattolicesimo. La sequela di articoli sugli stessi eventi non ha più, a mio parere, lo scopo di informare, ma semplicemente di punire.”

Dello stesso avviso il rabbino Alon Goshen Gottstein sul più diffuso quotidiano di Israele “The Jerusalem Post” (11.04.2010) in un articolo dal titolo “Siamo dei cattivi ascoltatori”. Afferma che a suo parere gli opinionisti ebrei che hanno criticato l’omelia di padre Cantalamessa non l’hanno né sentita né letta. Probabilmente intervistati da un giornalista che chiedeva un commento su una frase del predicatore hanno dato una risposta su quella frase. I giornalisti, estrapolando la risposta dall’intero testo, hanno creato la scintilla, gli intervistati hanno risposto, rettificato ed è stato il caos.

Questa  stessa scintilla ha coinvolto, forse, il vescovo De Rosa che comunque – se le frasi riportate rispondono al suo pensiero -  ha sorpreso sia per quanto ha detto sugli ebrei sia  sui preti pedofili. E comunque, diversamente da padre Cantalamessa che ha chiesto pubblicamente scusa, non ha ritenuto di far conoscere il suo pensiero.

Quale Presidente diocesano della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) - anni '60 -  ho girato nel palazzo vescovile di Cerreto per anni né mai mi ha abbandonato, successivamente, l’interesse per certe problematiche vicine alla Chiesa.

Sappiamo anche noi laici che ogni volta che un Vescovo ha  notizia – almeno verosimile -  di un delitto grave, svolge una sua prima indagine e trasmette gli atti alla Congregazione per la Dottrina della Fede che, se non avoca a sè l’indagine, ordina al Vescovo di procedere.

Quello della pedofilia è un delitto grave riservato alla competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è previsto dall’art.6 comma 1 del “De gravioribus delicti” che punisce:

 1° il delitto contro il sesto comandamento (non commettere atti impuri) commesso da un chierico con un minore di diciotto anni (=pedofilia); viene equiparata al minore la persona che abitualmente ha un uso imperfetto della ragione;
2° l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori sotto i quattordici anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento.

Per questi delitti si instaura un formale processo e il prete che li compie è punito anche con la dimissione o la deposizione. La prescrizione per questi delitti è di 10 anni ma per quelli commessi da un chierico a danno di minore la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

Secondo il Card. Bagnasco, Presidente della CEI (Conferenza episcopale Italiana) – il massimo organo dei vescovi italiani -   “…la Chiesa ha sempre perseguito e dato indicazioni di massima trasparenza e fermezza nell’affrontare la pedofilia….omissis…. È sotto gli occhi di tutti il fatto che diversi vescovi di varie nazioni, una volta trovati responsabili di non essere prontamente intervenuti contro alcuni preti e avere nascosto i fatti, si sono dimessi.”

Per la legge italiana ( 6 febbraio 2006, n. 38) la pedofilia ed i reati sessuali sono puniti in forma gravissima, con la reclusione in qualche caso fino a 12 anni.

E’ un brutto momento per la Chiesa ed  è’ necessario fare una pausa. Evitiamo che per strappare loglio estirpiamo anche le spighe di grano che da millenni alimentano spiritualmente e materialmente milioni e milioni di fedeli.



 

sabato 7 marzo 2026

FAMIGLIA DEL BOSCO, PERCHE' NON SE NE TORNANO IN AUSTRALIA

 La domanda che si fanno in tanti: ma perché non se ne tornano in Australia? I genitori avrebbero chiesto al governo australiano di intervenire per consentire il rimpatrio. In realtà rischierebbe gravi conseguenze penali e civili se dovessero portare i figli in Australia fino a quando non termina il procedimento in corso.

Intervista a Gabriella Di Fresco –

Avvocata esperta in diritto di famiglia

 a cura di Maria Neve Iervolino, Fan Page

5.3.2026



Sembra acquisire sempre maggiore credibilità l'ipotesi che la famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, chiuda la parentesi italiana tornando in Australia, luogo di origine di mamma Catherine Birmingham. L'ipotesi è stata avanzata proprio dalla donna, insieme al marito Nathan Trevallion, nel corso di una lunga intervista alla tv australiana. Come apprende Fanpage.it, la donna è in contatto con il consolato dall'inizio degli accertamenti richiesti dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila a seguito della sospensione della potestà genitoriale.

 

Portare i tre figli – una bimba di 8 anni e due gemelli di 6 – potrebbe avere gravi conseguenze sia sul piano civile che su quello penale, come spiega a Fanpage.it, Gabriella Di Fresco, avvocata esperta in diritto di famiglia.

 

Possono portare i figli fuori dall’Italia durante il procedimento in corso?

 

Non possono farlo. Attualmente i bambini sono collocati in comunità in forza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. La violazione di questo provvedimento potrebbe avere gravi conseguenza anche sul piano penale.

 

mercoledì 25 febbraio 2026

TRE RAGAZZI DEL SUD

In un vecchio cassetto dei ricordi è riapparso questo articolo che avevo scritto per la scomparsa improvvisa, uno dopo l’altro, di tre agenti. Erano stati assegnati a Fossombrone nel 1977 tra gli uomini di “rinforzo” al nascente supercarcere, appena usciti dalle Scuole di formazione. Tre ragazzi del Sud, che imparammo presto a conoscere ed apprezzarne il valore.



     Aldo Maturo

 
Si presentarono quella mattina in gruppo, poco più che ventenni, emozionati di trovarsi nella portineria del supercarcere di Fossombrone, in attesa di superare quei cancelli che già riempivano le pagine dei giornali, in quei lontani giorni tra un lungo inverno e i primi risvegli della primavera 1977.

         I ricordi sfumano su quei visi di ragazzi allineati in portineria nelle loro divise nuove, i bagagli ammucchiati in un angolo, ritti su una discutibile posizione di “attenti” che faceva venire in mente “Una sporca dozzina”, il famoso film di Robert Aldrich.

         Tra loro Pasquale Vitale, Raffaele Pagano e Raffaele Cangiano, tre ragazzi del sud catapultati a Fossombrone dopo un lungo viaggio, con uno zaino d’ordinanza ed un pieno di gioventù fatto di allegria e di voglia di vivere. Erano i “rinforzi” e con il Comandante sperammo tanto che il Ministero non si fosse sbagliato.

       

 

Ben presto invece imparammo a conoscerli quei “ragazzi”, ore e ore in Sezione o di sentinella, disponibili, generosi, affidabili. Sono cresciuti professionalmente tra i suoni della sirena d’allarme, notti interminabili e giorni fatti di paure e di tensioni.

    Quando arrivarono speravano che quell’avventura finisse presto per poter rientrare nella loro terra e tra i loro affetti lontani. Ma Fossombrone poco a poco li ha incantati, assorbendoli per sempre.     Tre ragazzi, tre uomini, un’amicizia consolidatasi sul lavoro e la scelta di tre ragazze del posto per creare famiglie felici.

    Ma un filo sottile ha legato il loro destino accomunandoli in una morte improvvisa che non sai giustificare e che ti segna per sempre. 

    Come per un appuntamento, se ne sono andati uno dopo l’altro quei tre ragazzi del sud, in silenzio come erano venuti, bruciando i tempi. Un brutto sogno, diventato realtà.



lunedì 19 gennaio 2026

LA SICUREZZA ANTINCENDIO NEI LOCALI IN ITALIA

 

Nelle discoteche le regole sono più severe che dentro bar e ristoranti


 

Tratto da:

https://www.ilpost.it/2026/01/05/regole-incendio-discoteche-crans-montana-italia/

 

(..................)

 

In Italia la sicurezza antincendio è disciplinata attraverso diverse fonti normative, tra cui un decreto del presidente della Repubblica del 2011, che elenca le attività soggette ai controlli preventivi (cioè che devono avvenire prima dell’apertura) dei vigili del fuoco. Tra queste ci sono anche le discoteche, che sono classificate come “locali di spettacolo” con capienza maggiore di cento persone, insieme a centri sportivi, palestre e alberghi di determinate dimensioni.

martedì 9 dicembre 2025

LA CAMERA DI CONSIGLIO

 Siamo nel 1987, nell’atto finale del Maxi processo di Palermo, il più grande processo penale della storia italiana. In questa occasione otto giurati, quattro donne e quattro uomini, vengono chiusi in una camera di consiglio per trentasei giorni. Il loro compito è quello di stabilire le condanne o le assoluzioni per ben 470 imputati. Ogni giorno nascono tensioni, dubbi, alleanze e rotture. Così, tra paure e scambi inaspettati, la camera di consiglio diventa il teatro di un confronto umano unico. La sentenza sancirà 346 condannati, 114 assolti, 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione. 

 

Simone Emiliani

 

 

Dopo un anno e dieci mesi del Maxiprocesso per crimini di mafia che si è svolto a Palermo, dove per la prima volta lo Stato è riuscito a infliggere una condanna collettiva a Cosa Nostra, l'11 novembre 1987 la corte si riunisce in camera di consiglio. Otto giurati, blindati in un appartamento-bunker del carcere dell'Ucciardone, devono decidere condanne e assoluzione per oltre 460 imputati. 

 

lunedì 1 dicembre 2025

SARAJEVO, I SAFARI DELLA MORTE, PAGARE PER UCCIDERE

I riprovevoli safari della morte con i cecchini di Sarajevo. “Pum, una gamba. Pum, una spalla. Pum, un bambino: 100mila euro”. Prendevano la mira con i loro fucili col cannocchiale ad alta precisione e uccidevano i cittadini che erano andati a comprare qualche verdura e qualche frutto nella piazza del mercato. La gente cadeva a terra come pere cotte. Sparare ed uccidere esseri umani, come fossero trofei di caccia: la procura di Milano indaga su “turisti di guerra” italiani che, durante l’assedio di Sarajevo, avrebbero pagato per assassinare impunemente.

 

Alessandro Agostinellida Il Riformista
30 Novembre 2025 

 

 

Le parole vorrebbero descrivere azioni che non hanno modo di essere comprese. Si fatica a riconoscere di appartenere alla stessa specie, perché se l’umanità non è buona per natura (checché ne dicesse Rousseau) e se la violenza fa parte di noi, l’essere abietto che paga per andare a uccidere per gioco un altro essere umano non può far parte del consesso sociale. Caino uccide il fratello Abele per gelosia. Alessandro Magno uccide l’amico Clito per rabbia e ubriachezza. Perfino Himmler rispondeva a un’etica: quella oscena e terribile dello sterminio ebraico, un’industria di morte irricevibile. Eppure non era un gioco.

domenica 23 novembre 2025

LA PIZZA ROSSINI, A PESARO È “LA PIZZA”, NEL RESTO D’ITALIA UN ABOMINIO

 A Pesaro è la pizza per eccellenza ma nel resto d’Italia è un abominio. Con le uova sode e la maionese, esiste solo nella città marchigiana e nei suoi dintorni, dove è amata da decenni.


 

«Quando invito degli amici a casa per una pizza e mi accorgo di non avere la maionese e le uova, be’, è un bel guaio: devo inventarmi uno stratagemma, farmeli prestare o ritardare l’appuntamento per andare a comprare tutto l’occorrente al supermercato», dice Andrea Petreti, un ragazzo nato e cresciuto a Pesaro, nelle Marche. Una persona che ha poca familiarità con la cultura gastronomica pesarese potrebbe considerare queste premure blasfeme, o quantomeno eccentriche. Eppure, racconta Petreti, «a Pesaro la pizza si mangia soprattutto in questo modo: uova sode e maionese. A cena, per merenda, addirittura a colazione».