In un vecchio cassetto dei ricordi è riapparso questo articolo che avevo scritto per la scomparsa improvvisa, uno dopo l’altro, di tre agenti. Erano stati assegnati a Fossombrone nel 1977 tra gli uomini di “rinforzo” al nascente supercarcere, appena usciti dalle Scuole di formazione. Tre ragazzi del Sud, che imparammo presto a conoscere ed apprezzarne il valore.
Aldo Maturo
Si
presentarono quella mattina in gruppo, poco più che ventenni, emozionati di
trovarsi nella portineria del supercarcere di Fossombrone, in attesa di
superare quei cancelli che già riempivano le pagine dei giornali, in quei
lontani giorni tra un lungo inverno e i primi risvegli della primavera 1977.
I ricordi sfumano su quei visi di ragazzi allineati in portineria nelle loro divise nuove, i bagagli ammucchiati in un angolo, ritti su una discutibile posizione di “attenti” che faceva venire in mente “Una sporca dozzina”, il famoso film di Robert Aldrich.
Tra loro Pasquale Vitale, Raffaele Pagano e Raffaele Cangiano, tre ragazzi del sud catapultati a Fossombrone dopo un lungo viaggio, con uno zaino d’ordinanza ed un pieno di gioventù fatto di allegria e di voglia di vivere. Erano i “rinforzi” e con il Comandante sperammo tanto che il Ministero non si fosse sbagliato.
Ben presto invece imparammo a conoscerli quei “ragazzi”, ore e ore in Sezione o di sentinella, disponibili, generosi, affidabili. Sono cresciuti professionalmente tra i suoni della sirena d’allarme, notti interminabili e giorni fatti di paure e di tensioni.
Quando arrivarono speravano che quell’avventura finisse presto per poter rientrare nella loro terra e tra i loro affetti lontani. Ma Fossombrone poco a poco li ha incantati, assorbendoli per sempre. Tre ragazzi, tre uomini, un’amicizia consolidatasi sul lavoro e la scelta di tre ragazze del posto per creare famiglie felici.
Ma un filo sottile ha legato il loro destino accomunandoli in una morte improvvisa che non sai giustificare e che ti segna per sempre.
Come per un appuntamento, se ne sono andati uno dopo l’altro quei tre ragazzi del sud, in silenzio come erano venuti, bruciando i tempi. Un brutto sogno, diventato realtà.

