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giovedì 8 dicembre 2022

C'ERA UNA VOLTA IL NATALE

 

Aldo Maturo

 

C’era una volta il Natale, quello della nostra infanzia, quello profumato di umidità e nebbiolina, con le foglie gialle dei platani ammucchiate lungo i bordi dei marciapiedi, quello delle prime  lucine intermittenti che facevano l’occhiolino dal negozio di elettricità di Grimaldi, lì in quell’angolo al Quadrivio, che a Natale sfavillava di luci anche all’esterno e ci lasciava incantati perché avremmo voluto comprarle tutte.  Il Natale, quello della ricerca del muschio nelle campagne intorno a Telese o sulle pendici di Monte Pugliano, portato a casa nelle buste o nelle cassette di legno immaginando già come lo avremmo disposto tra le stradine e le montagnole del presepe. 

 

sabato 16 gennaio 2021

L'ULTIMA CARROZZA

 

Mamma e papà accompagnavano Martino, il figlio, tutti gli anni in treno dalla nonna per l'estate e poi tornavano a casa con lo stesso treno l'indomani.

Il ragazzo, quando cresciuto, disse ai suoi genitori:

- Sono già grande, cosa dite se quest'anno provo ad andare dalla nonna da solo?

Dopo un breve dibattito, i genitori furono d'accordo. Eccoli in piedi sul marciapiede della stazione, salutando, dando l'ultimo consiglio dal finestrino, mentre Martino continua a ripetere:

- Sì, lo so, lo so, l'avete già detto cento volte!

Il treno sta per partire e il padre:

- Figlio, se improvvisamente ti senti male o sei spaventato, questo è per te! - e mette qualcosa nella tasca del ragazzo.

sabato 7 dicembre 2019

C'ERA UNA VOLTA IL NATALE


Aldo Maturo



C’era una volta il Natale, quello della nostra infanzia, quello profumato di umidità e nebbiolina, con le foglie gialle dei platani ammucchiate lungo i bordi dei marciapiedi, quello delle prime  lucine intermittenti che facevano l’occhiolino dal negozio di elettricità di Grimaldi, lì in quell’angolo al Quadrivio, che a Natale sfavillava di luci anche all’esterno e ci lasciava incantati perché avremmo voluto comprarle tutte.  Il Natale, quello della ricerca del muschio nelle campagne intorno a Telese o sulle pendici di Monte Pugliano, portato a casa nelle buste o nelle cassette di legno immaginando già come lo avremmo disposto tra le stradine e le montagnole del presepe. 

domenica 21 giugno 2015

EMIGRAZIONE: OPLA', MI SONO PERSO LO STRANIERO


Cosa succederebbe in Italia se sparissero all’improvviso tutti gli stranieri. Racconto semiserio ma non troppo.





(Da "Cronache e... dintorni" - Aldo Maturo -  Ed.Nous, 2014)

Sono le otto ma a casa di Gregorio c’è un silenzio assoluto. Non si sente il gustoso aroma di caffè che ogni mattina inebria l’aria nè il solito chiacchiericcio tra Deborah, la figlia più grande, e Bogena, la colf polacca. Stranamente non si sente neppure la lagna del piccolo Alberto che per non alzarsi ficca la testa sotto le coperte facendo i soliti capricci.

Ma cosa succede stamattina? Si alza di corsa anche Franca, la moglie di Gregorio: ”Sono le otto? Ma dove diavolo è finita Bogena?!” “ Boh, valla a svegliare, si sarà rotta la sveglia..” Tutti corrono alla conquista del bagno.

mercoledì 28 gennaio 2015

IL SOGNO

Pensando alla Bosnia

Annamaria Vallone

L'angelo andava, su una nube alata,
ma giù guardava ed era rattristato:
lacrime, sangue, ovunque era dolore,
tutto era grigio, sporcato dal rancore.

mercoledì 31 dicembre 2014

LA PATENTE DI GEPPA


I racconti del camino


2 maggio: Evviva! Mi hanno dato la patente! Finalmente posso guidare la macchina senza dover stare ad ascoltare l’istruttore che mi ripeteva continuamente: ”Attenta!... Senso vietato!... Metti la seconda... Stai andando contro mano!.. Fai passare la vecchietta, frena, frena, porca miseria!” ed altre frasi del genere. Proprio non so come ho fatto a sopportarlo. Sono stati tre anni d’inferno…

sabato 27 aprile 2013

LA PATENTE DI GEPPA

Le avventure di Geppa, neo patentata




2 maggio Evviva! Mi hanno dato la patente! Finalmente posso guidare la macchina senza dover stare ad ascoltare l’istruttore che mi ripeteva continuamente:”attenta!... Senso vietato!... Metti la seconda... Stai andando contro mano!.. Fai passare la vecchietta, frena,frena, porca miseria!” ed altre frasi del genere. Proprio non so come ho fatto a sopportarlo. Sono stati tre anni d’inferno…

3 maggio L’autoscuola ha organizzato una festa perché ho finito. Gli istruttori si sono commossi. Uno ha detto che avrebbe fatto dire una messa di ringraziamento, un altro aveva le lacrime agli occhi. Tutti hanno fatto un brindisi per celebrare l’avvenimento. Sono stati molto carini però mi hanno messo in imbarazzo con gli altri candidati perché lo hanno fatto solo per la mia patente.

sabato 23 marzo 2013

OPLA', MI SONO PERSO LO STRANIERO

 

Sabato 23 marzo il Coordinamento Migranti organizza una manifestazione di protesta a Bologna contro la legge Bossi-Fini. Il  permesso di soggiorno dipende dal lavoro e dal reddito e per mantenere i documenti in regola devono accettare qualsiasi condizione di lavoro e salario. Se perdono il lavoro vengono rinchiusi nei CIE o espulsi, perdendo tutti gli anni di contributi già versati. Senza permesso di soggiorno non si può lavorare e se non si lavora non si può restare in Italia. Cosa succederebbe se all'improvviso ci trovassimo senza i lavoratori stranieri. Scopriamolo in questo racconto, fantasioso ma non tanto.

 




Aldo Maturo
 
Sono le otto ma a casa di Gregorio c’è un silenzio assoluto. Non si sente il gustoso aroma di caffè che ogni mattina inebria l’aria nè il solito chiacchiericcio tra Deborah, la figlia più grande, e Bogena, la colf polacca. Stranamente non si sente neppure la lagna del piccolo Alberto che per non alzarsi ficca la testa sotto le coperte facendo i soliti capricci.
Ma cosa succede stamattina? Si alza di corsa anche Franca, la moglie di Gregorio:” sono le otto? Ma dove diavolo è finita Bogena?!” “ Boh, valla a svegliare, si sarà rotta la sveglia..” Tutti corrono alla conquista del bagno. La signora Franca va nella camera di Bogena ma la trova vuota, il letto intatto, le tapparelle abbassate. “Accidenti e adesso chi li accompagna i figli a scuola, Gregorio vai tu?” “Io non posso, devo andare subito in cantiere” “ Va bene, sei sempre il solito. Ma non possiamo lasciare solo il nonno. Ma si tanto Felipe ha le chiavi”.

giovedì 21 febbraio 2013

IL COLORE DELLA PELLE

Aldo Maturo

Questa è una storia senza tempo nata in un borgo marinaro senza confini, con un grappolo di casette imbiancate dal sole,  calamitate miracolosamente sulle pendici del monte a picco sul mare, intorno alla vecchia torre municipale con l’orologio fermo da sempre.
 
Quel giorno di primavera uno sciame di turisti, a metà mattino, scende dal traghetto e invade le strade strette e assolate del borgo.

sabato 2 febbraio 2013

LA BOTTEGA DEL BARBIERE


Simpatica descrizione di una giornata pre elettorale in un negozio di barbiere, fra la gente comune. Passano gli anni, cambiano i nomi, ma il clima resta invariato, a rimarcare il sostanziale disinteresse  del cittadino comune verso la politica. Queste ore sono ferme nel tempo, vissute giorno per giorno alla vigilia di ogni elezione.

 
 Aldo Maturo

 
Quel giorno mi ero deciso ad andare a tagliare i capelli, rito che un tempo era quindicinale e che ormai da molti anni si ripete con scansione bimensile. Ben presto mi avvierò  a celebrazioni semestrali  finché  le mie visite coincideranno solo con le grandi feste consacrate.
Per l’economia familiare il dilatarsi dei tagli non ha apportato alcun beneficio, perché a fronte di una mia minor frequentazione e di un minor impegno lavorativo del barbiere, supplisce l’aggiornamento delle tariffe.
Le barberie degli anni 2000, si sa, sono ormai “Boutique”, dai nomi inglesizzanti ed esotici, con vetrine dalle luci accecanti e pavimenti  maiolicati tirati a specchio, che ti fanno sentire in colpa quando li vedi puntellati con i tuoi ultimi ciuffetti sale e pepe, caduti eroicamente sotto il ticchettio inesorabile  di forbici lunghe ed affusolate.


La mente ti riporta alle vecchie e care botteghe di barbiere, lo storico “Salone”, familiare luogo di ritrovo,di chiacchiericcio e sottintesi, miniera inesauribile del gossip paesano, dove l’aria era quella inconfondibile della crema da barba al sapore di mandorla, delle grosse insaponature e dell’  immancabile spruzzata di dopobarba industriale, con l’amico barbiere che a Natale ti infilava in tasca il calendarietto profumato pieno di donnine prosperose che puntualmente, dietro un platano, scambiavi o confrontavi con gli amici, reduci dal giro degli altri barbieri.

Calendarietti da barbiere anni '50

venerdì 6 aprile 2012

...E IN POLVERE RITORNERAI

 
 Aldo Maturo

“Chiedo di essere fucilato nel cortile del carcere e che le mie ceneri siano disperse al vento”.

Questa la provocatoria richiesta scritta presentatami da un detenuto tantissimi anni fa al ritorno da un processo dove era stato condannato, a suo parere ingiustamente, a 25 anni di carcere.

Mai avrebbe immaginato che il suo pensiero sarebbe stato regolamentato veramente da una legge di quello Stato che odiava tanto, la n.130 del 30.3.2001 che disciplina la cremazione e la dispersione delle ceneri, una legge rimasta in sordina per molto tempo e che solo in questi ultimi anni sta entrando nelle delibere consiliari dei vari Comuni che ne regolamentano l’attuazione in sede di direttive di polizia mortuaria.

domenica 4 marzo 2012

ACQUA , L'ORO BLU DEL XXI SECOLO


Un miliardo e duecento milioni di persone, più di un abitante su cinque della Terra, non ha acqua potabile a sufficienza.




 
Aldo Maturo
23.3.2010


Qualcuno ha calcolato che l’acqua che consumiamo per lavarci i denti sarebbe sufficiente ad un bambino palestinese per un giorno. Non so se è vero, ma se lo è, è drammatico. Già per S. Francesco l’acqua era creatura del Signore, insieme a frate sole, sorella luna, le stelle, frate vento e frate focu: “…utile, umile, preziosa e casta…” e in questa francescana intuizione vi è tutta la poesia di una risorsa indispensabile per la vita.
Chissà cosa direbbe oggi nel sapere che un miliardo e duecento milioni di persone, più di un abitante su cinque della Terra, non ha acqua potabile a sufficienza e che ogni anno per le malattie connesse alla mancanza d’acqua muoiono 3 milioni e mezzo di persone, due terzi delle quali sono bambini. Pensiamoci: 6.400 bambini per ogni giorno dell’anno e ogni anno. Quattro bambini al minuto!

L'USCIERE DI VIA ARENULA

Aldo Maturo
28.10.2007

Ministero della Giustizia

Non era mai stato tanto famoso come in quegli ultimi mesi, prossimo alla pensione, dopo essere stato per una vita chiuso nel suo gabbiotto anonimo, lì nel maestoso palazzone a due passi dal Tevere, che scorre placido verso l’isola Tiberina nella sua corsa verso il mare.
E’ felice Don Gennaro, ricercato da giornalisti e TV, portavoce del palazzo, citato anche nel sito ufficiale del ministero.
    A lui mi ero rivolto il primo giorno, nel lontano 1974 quando, neo vincitore di concorso, ero stato convocato a Roma e mi ero fatto guidare da lui nel labirinto degli uffici.
Allora era viceusciere in prova, oggi è una persona soddisfatta, simpatica, inappuntabile nel suo abito di lavoro grigio ferro, serioso nel suo nuovo ruolo, i capelli bianchi, lunghi, da uomo di mondo.
“Dottò, qua non si vive più, il telefono squilla di continuo, mi cercano tutti.. - mi ha detto con quell’ aria falsamente modesta di chi si sente ormai indispensabile e valorizzato - la guerra è cominciata nel mese di giugno, giù in Calabria, quando a De Magistris è venuta in mente quella benedetta inchiesta Why Not”. L’accento sull’ultima “i” di De Magistrìs denunzia la comune origine con la terra del magistrato.



THE DAY AFTER


Aldo Maturo
12.12.2007



Giro per la città e si intuisce subito che c’è qualcosa di surreale. Il traffico scorre dolcemente ed accetto anche le piccole file ai semafori  evitando così i miei tortuosi giri per vie traverse. Sui lati delle strade molte auto in sosta anche se sono le 11 del mattino.


IL CERTIFICATO DI VACCINAZIONE

Aldo Maturo

18.6.2005

Faceva un gran freddo e don Gennaro se ne accorse appena scese dal letto. Quella mattina si era alzato prima del solito perché alle 9 doveva stare al poliambulatorio dell’ospedale San Carlo per fare la vaccinazione. Era dall’altra parte della città e  per arrivare fin lì lo aspettavano almeno due autobus, se non ci si metteva in mezzo lo sciopero, come aveva sentito al telegiornale la sera prima. 
Donna Concetta era rimasta a letto, raggomitolata sotto le lenzuola dopo essersi tirata addosso anche la parte delle coperte di don Gennaro. ”Gennarì, cambiati i calzini e le mutande, quello può darsi che il dottore ti visita pure…” urlò con voce soffocata dalle coperte che le coprivano la testa. “…ti ho stirato i pantaloni e la camicia - aggiunse con voce roca - sono sulla stufa…in cucina….”. Poi tacque e si rigirò sul fianco destro, spostando i bigodini che le schiacciavano l’orecchio. 

OPLA', MI SON PERSO LO STRANIERO

Cosa succederebbe in Italia se sparissero all’improvviso tutti gli stranieri. Racconto semiserio ma non troppo.

 

 

Aldo Maturo

1.3.2010

 

 

 

 

Sono le otto ma a casa di Gregorio c’è un silenzio assoluto. Non si sente il gustoso aroma di caffè che ogni mattina inebria l’aria nè il solito chiacchiericcio tra Deborah, la figlia più grande, e Bogena, la colf polacca. Stranamente non si sente neppure la lagna del piccolo Alberto che per non alzarsi ficca la testa sotto le coperte facendo i soliti capricci.

Ma cosa succede stamattina? Si alza di corsa anche Franca, la moglie di Gregorio:” sono le otto? Ma dove diavolo è finita Bogena?!” “ Boh, valla a svegliare, si sarà rotta la sveglia..” Tutti corrono alla conquista del bagno. La signora Franca va nella camera di Bogena ma la trova vuota, il letto intatto, le tapparelle abbassate. “Accidenti e adesso chi li accompagna i figli a scuola, Gregorio vai tu?” “Io non posso, devo andare subito in cantiere” “ Va bene, sei sempre il solito. Ma non possiamo lasciare solo il nonno. Ma si tanto Felipe ha le chiavi”.

IL COLORE DELLA PELLE

Aldo Maturo
5.6.2011
 Questa è una storia senza tempo, nata in un borgo marinaro senza confini, con un grappolo di casette imbiancate dal sole calamitate miracolosamente sulle pendici del monte a picco sul mare, intorno alla vecchia torre municipale con l’orologio fermo da sempre.
Quel giorno di primavera uno sciame di turisti, a metà mattino, scende dal traghetto e invade le strade strette e assolate  del borgo. Le poche botteghe di alimentari e di souvenir festeggiano sorpresi l’anticipato evento. A ora di pranzo l’unica piccola osteria, dieci tavoli di legno con i listelli tutti uguali unti e anneriti dal tempo, è piena di gente seduta o in piedi in attesa del proprio turno.