domenica 4 marzo 2012

L'USCIERE DI VIA ARENULA

Aldo Maturo
28.10.2007

Ministero della Giustizia

Non era mai stato tanto famoso come in quegli ultimi mesi, prossimo alla pensione, dopo essere stato per una vita chiuso nel suo gabbiotto anonimo, lì nel maestoso palazzone a due passi dal Tevere, che scorre placido verso l’isola Tiberina nella sua corsa verso il mare.
E’ felice Don Gennaro, ricercato da giornalisti e TV, portavoce del palazzo, citato anche nel sito ufficiale del ministero.
    A lui mi ero rivolto il primo giorno, nel lontano 1974 quando, neo vincitore di concorso, ero stato convocato a Roma e mi ero fatto guidare da lui nel labirinto degli uffici.
Allora era viceusciere in prova, oggi è una persona soddisfatta, simpatica, inappuntabile nel suo abito di lavoro grigio ferro, serioso nel suo nuovo ruolo, i capelli bianchi, lunghi, da uomo di mondo.
“Dottò, qua non si vive più, il telefono squilla di continuo, mi cercano tutti.. - mi ha detto con quell’ aria falsamente modesta di chi si sente ormai indispensabile e valorizzato - la guerra è cominciata nel mese di giugno, giù in Calabria, quando a De Magistris è venuta in mente quella benedetta inchiesta Why Not”. L’accento sull’ultima “i” di De Magistrìs denunzia la comune origine con la terra del magistrato.




“Don Gennà ho letto qualcosa sui giornali, ma spiegatemi come stanno le cose visto che siete la fonte ufficiale”.
“De Magistris ha cominciato ad indagare su un gruppo di persone che gestiva denaro pubblico, roba grossa, roba da milioni di euro, S.Marino, Bruxelles,Catanzaro. Ha messo i telefoni sotto controllo, ha fatto tante perquisizioni e fin qui tutto regolare. Poi a luglio qualche settimanale ha scritto che tra gli indagati c’era anche il Presidente del Consiglio e allora le cose si sono complicate, anche se il Procuratore Capo di Catanzaro aveva detto subito che non gli risultava l’iscrizione di Prodi nel Registro degli Indagati, altrimenti De Magistris glielo  avrebbe  dovuto  dire.  Insomma il Sostituto e il Capo della Procura non andavano d’accordo, ci sono stati inciuci e qui a Roma dovevamo prendere provvedimenti ”
      “Va bè ma questo cosa significa?” rispondo apprezzando il suo plurale maiestatis. Fa caldo nel bar e Don Gennaro si toglie la giacca. “Dottò e mica si lavora così. Il Ministro per vederci chiaro ha mandato a Catanzaro i suoi ispettori, gente grossa, dottò, gente in gamba, magistrati anche loro. Sono andati a vedere cosa stava succedendo, sia per questa Why Not sia per altre inchieste sempre di De Magistris. Tornati a Roma, a settembre hanno consegnano il loro rapporto e il Ministro il 21 settembre ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di aprire un procedimento disciplinare contro De Magistris.
Anzi, ha chiesto anche il trasferimento cautelare d’ufficio, urgente,per lui e il suo Capo.
Subito dopo non sono uscite notizie di stampa che il Ministro era stato iscritto a Catanzaro nel registro degli indagati per l’inchiesta Why Not? Dottò, ma secondo voi si può fare? Sì va bene, la cosa è stata smentita ma avete visto tutto quello che è successo? Articoli e articoli, ore di trasmissioni televisive, Santoro,quel Ravaglio, Ballarò. Dottò qui non si è capito più niente, io ho lavorato notte e giorno,un casino!”
“Però, Don Gennà, ho visto che il Consiglio Superiore della Magistratura non ha condiviso l’urgenza e ha rinviato tutto al 17 dicembre”
“Non è vero, adesso ci hanno ripensato e pare che vogliono esaminare la pratica in questi giorni. Anzi il Dr.Lombardi, il Capo di De Magistris, ha già chiesto di essere trasferito da Catanzaro alla Cassazione di Roma, senza attendere l’esito dell’udienza del 17 dicembre. Dottò ma voi avete letto che poi De Magistris aveva iscritto veramente nel registro degli indagati il Ministro e senza che lui ne sapesse niente? L’ha saputo dai giornali? Ma come fa allora Di Pietro a chiedere le dimissioni del Ministro e a invitarlo ad andare a parlare con De Magistris se quello che sa lo sa solo dai giornali? Dottò allora mi sono incazzato e ho scritto quattro male parole a Di Pietro. Pensate – aggiunge con aria soddisfatta - che questa cosa me l’hanno messa anche sul sito ufficiale del ministero, a mia firma.
L'usciere di via Arenula, dopo le dichiarazioni del ministro Di Pietro a Striscia la Notizia, conferma che l'ex Pm di mani pulite "è  attapirato e non conosce il diritto".
"Come fa il Guardasigilli - si chiede il dicastero della Giustizia - a correre dal Giudice dal momento che nessuno, tranne le cronache dei giornali, gli ha notificato niente di niente. Di cosa si dovrebbe scusare e su che cosa dovrebbe dare spiegazioni?"
Per fortuna che poi ci ha pensato la Procura Generale di Catanzaro che ha avocato l’inchiesta, così De Magistris non può fare più niente.”
“Ho visto, ho visto Don Gennà! Però non mi è sembrato una grande soluzione. Voi lo sapete che con l’avocazione il Procuratore Generale si sostituisce ad un Procuratore quando è necessario porre rimedio a situazioni di inerzia nel corso delle indagini ovvero a situazioni di contrasto o di mancato coordinamento tra più pubblici ministeri che appartengono a diversi uffici di Procura. In questo caso non mi pare che ci sia stata inerzia. Tra l’altro il Procuratore Generale era facente funzione perché era imminente la nomina del titolare dell’ufficio e poteva pure aspettare l’arrivo del titolare, di lì a pochi giorni”
“E’ vero, però comunque la posizione di De Magistris era un po’ incompatibile, come si dice, in conflitto d’interessi. Lui poteva continuare ad indagare sul Ministro che il giorno prima aveva chiesto il suo trasferimento d’ufficio da Catanzaro? Dottò la cosa non era tanto chiara. E allora il Procuratore Generale gliela ha avocata e ha trasmesso tutti gli atti dell’inchiesta alla Procura di Roma per l’eventuale inoltro al Tribunale dei Ministri. La legge infatti dice che il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione del giudice ordinario, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, adottata a maggioranza assoluta”.
“Don Gennà ma adesso cosa succede? Ho letto oggi sul Sole 24 ore che il Ministro, con atto dovuto, “è stato iscritto a Roma nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di abuso d'ufficio, finanziamento illecito dei partiti e truffa. Si tratta delle stesse ipotesi di reato già formulate a Catanzaro dal pubblico ministero Luigi De Magistris prima che l'inchiesta gli venisse tolta con l'avocazione da parte della Procura Generale di Catanzaro. Gli atti dell'inchiesta (raccolti in 30 faldoni) in mattinata erano giunti a Piazzale Clodio per essere visionati dal capo della Procura Giovanni Ferrara, il quale, dopo averli esaminati, dovrà trasferirli al tribunale dei ministri che esaminerà la posizione del Guardasigilli.”
     “E che deve succedere? Il Tribunale dei Ministri deciderà se archiviare gli atti o se rilasciare l’autorizzazione a procedere davanti alla magistratura ordinaria. Ma comunque questa storia dell’avviso di garanzia va un po’ smontata, dottò, quelli i giornali appena dicono avviso di garanzia o iscrizione nel registro degli indagati già pensano che uno è colpevole.
Essere iscritti nel registro degli indagati non significa niente, non è un giudizio sulla colpevolezza di un individuo. La gente legge i giornali e pensa subito che uno è colpevole, che poco poco è un delinquente. Praticamente l’hanno già condannato e buttata via la chiave”
     “Lo so – Don Gennà - si viene iscritti nel registro degli indagati quando a seguito di una denuncia o una querela, o più in generale, di una notizia di reato giunta in Procura, per quanto fantomatica sia, vengono svolte indagini sul conto di un cittadino. Una persona iscritta nel registro degli indagati, da un punto di vista tecnico, non può nemmeno definirsi “sospettato”, né tanto meno “accusato”. Il codice distingue il significato delle parole indagato e imputato, poiché solo con la richiesta di rinvio a giudizio da parte del PM cambia la veste del sottoposto a indagini. E non si tratta di una semplice differenza terminologica: l’indagato diventa imputato solo quando il PM, depositando la richiesta di rinvio a giudizio, ritiene, ad una sommaria valutazione, che sussistano elementi idonei a sostenere l’accusa nel giudizio”
 “Bravo dottò, perciò quando sui giornali leggiamo che il cittadino iscritto nel registro degli indagati è “accusato” di aver commesso un reato, io m’incazzo perché c’è non dico un abuso, ma un’imprecisione. Comunque, ritornando a Why not, vedrete che si sistemerà tutto, con calma. Dottò, noi abbiamo le spalle larghe. Mo’ faccimm’ passà ‘a nuttata”. 
Guarda l’orologio, si infila la giacca scrollandosi le mollichine. “ Devo andare, mi aspettano” dice uscendo a passo svelto.
Pago la consumazione e lo seguo con gli occhi. Il vecchio palazzo di Via Arenula, per anni simbolo della Giustizia, sfuma a poco a poco, come Don Gennaro, nella nebbia che sale dal Tevere. Rivedere quei posti dopo tanto tempo mi ha emozionato facendomi incontrare tra i clienti del bar un simpatico personaggio, un usciere chiamato Gennaro, personaggio che non c’è ma che bisognerebbe inventare. Mi incammino verso la macchina e lì vicino, al 34, passo davanti alla sede dell’UDEUR, da dove penzolano, meste ed inerti, le bandiere di partito nelle prime ombre della sera. 
(scritto quando l'On.le Mastella, Ministro della Giustizia, è stato messo sotto inchiesta giudiziaria, fino a rassegnare le dimissioni)