lunedì 31 marzo 2014

NAPOLETANI : ERAVAMO LAZZARI FELICI

I lazzari (o anche lazzaroni) erano giovani della classe popolare della Napoli del XVII-XIX secolo.Il termine lazzarone ha origine dallo spagnolo lazzaros (con riferimento al Lazzaro evangelico e agli stracci di cui era avvolto).  Goethe aveva ragione nel rigettare la leggenda del «lazzaronismo» organico dei napoletani e nel notare che essi invece sono molto attivi e industriosi. 

 (da Storia del falso Risorgimento,pagina FB "Un popolo distrutto" - 26.3.2014)
 
"E`vero, qui non si può fare qualche passo senza che ci si imbatta in individui mal vestiti, o vestiti persino solo di stracci, ma non per questo loro sono perdigiorno e fannulloni! Anzi, paradossalmente oserei dire che a Napoli il lavoro maggiore viene svolto dalle persone dei ceti bassi."(Goethe)

I lazzari (o anche lazzaroni) erano giovani della classe popolare della Napoli del XVII-XIX secolo. Particolarmente famoso fu il ruolo da loro svolto nella difesa della città contro la Repubblica napoletana nel 1799 sostenuta dalla Francia. 
Grazie alle favorevoli condizioni climatiche e al rapporto privilegiato con la campagna circostante, benché miseri, riuscivano a sopravvivere senza doversi preoccupare eccessivamente per questioni di cibo e vestiario.

Soventemente sfaccendati, si adattavano a compiere qualsiasi mestiere che si presentasse loro occasionalmente, non disdegnando talvolta di compiere qualche piccolo furto o raggiro e, più spesso, mendicando. Per questo motivo il termine lazzarone, che ha origine dallo spagnolo lazzaros (con riferimento al Lazzaro evangelico e agli stracci di cui era avvolto).

Secondo alcuni, i "lazzari" costituivano una società nella società del tempo e rispondevano a un loro codice di gruppo. È documentato che nella loro società si era sviluppata una vera e propria gerarchia che prevedeva anche l'elezione di un capo, ufficialmente riconosciuto e accolto alla corte reale.

I capi lazzaro si differenziavano dai gregari per una particolare foggia di abbigliamento e taglio di capelli: berretto bianco, giacca corta e capelli rasati fin sopra le orecchie (e la fronte). Il loro quartiere generale era posto a Piazza Luigi Capuana. In particolari occasioni furono incaricati del mantenimento dell'ordine pubblico dal re Ferdinando IV di Napoli.


Per questo essi sono talvolta associati alle corti dei miracoli delle grandi capitali europee. C'è chi ritiene che i gruppi come quelli dei "lazzari" fossero espressione di forme di auto-organizzazione e mutuo soccorso, avallando così l'opinione che, grazie ad una certa creatività, i ceti più poveri riuscissero talvolta a sviluppare una civiltà gerarchica praticamente parallela a quella stabilita dalle norme.

Chi tuttavia interpretasse i "lazzari" come un gruppo rivoluzionario ante litteram, rischierebbe di formulare un giudizio affrettato. In occasione dell'attacco francese al Regno di Napoli (gennaio 1799), infatti, essi combatterono contro l'esercito napoleonico, percepito come giacobino, in nome della tradizione cattolica, e difesero Ferdinando IV, quale legittimo re.


I lazzari si batterono per tre giorni ininterrottamente, il 21, 22 e 23 gennaio 1799 sulle mura di Napoli. Le forze francesi li soverchiarono; morirono in diecimila per difendere la città. In seguito, i lazzari si allearono alle truppe sanfediste che riconquistarono Napoli tra giugno e luglio dello stesso anno, ponendo termine all'effimera Repubblica Napoletana.

Tuttavia alcuni capi lazzaro, quali Antonio D'Avella detto “Pagliucchella” e Michele Marino, detto “o pazzo”, per opportunità economica o per ideali, aderirono alla causa repubblicana e furono impiccati in piazza Mercato il 29 agosto del 1799.


Goethe aveva ragione nel rigettare la leggenda del «lazzaronismo» organico dei napoletani e nel notare che essi invece sono molto attivi e industriosi. 
Napoli è una città dove i proprietari terrieri del Mezzogiorno spendono la rendita agraria: intorno a decine di migliaia di queste famiglie di proprietari, di più o meno importanza economica, con la loro corte di servi e di lacchè immediati, si costituisce una buona parte della città, con le sue industrie artigiane, i suoi mestieri ambulanti, lo sminuzzamento incredibile dell’offerta immediata di merci o servizi agli sfaccendati che circolano nelle strade.

Questa struttura di Napoli spiega molta parte della storia di Napoli città. Il fatto di Napoli si ripete per Palermo e per tutta una serie di città medie e anche piccole, non solo del Mezzogiorno e delle isole, ma anche dell’Italia centrale (Toscana, Umbria, Roma) e persino di quella settentrionale (Bologna, in parte, Parma, Ferrara ecc.). (Quando un cavallo caca, cento passeri fanno il pasto). 

Media e piccola proprietà terriera in mano non a contadini coltivatori, ma a borghesi della cittaduzza o del borgo che la danno a mezzadria primitiva (cioè affitto in natura) o in enfiteusi. Questo volume enorme di piccola o media borghesia di «pensionati» e «redditieri» ha creato nella letteratura economica italiana la figura mostruosa del «produttore di risparmio» così detto, cioè di una classe numerosa di «usurai» che dal lavoro primitivo di un numero determinato di contadini trae non solo il proprio sostentamento, ma riesce anche a risparmiare!