sabato 7 marzo 2026

FAMIGLIA DEL BOSCO, PERCHE' NON SE NE TORNANO IN AUSTRALIA

 La domanda che si fanno in tanti: ma perché non se ne tornano in Australia? I genitori avrebbero chiesto al governo australiano di intervenire per consentire il rimpatrio. In realtà rischierebbe gravi conseguenze penali e civili se dovessero portare i figli in Australia fino a quando non termina il procedimento in corso.

Intervista a Gabriella Di Fresco –

Avvocata esperta in diritto di famiglia

 a cura di Maria Neve Iervolino, Fan Page

5.3.2026



Sembra acquisire sempre maggiore credibilità l'ipotesi che la famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, chiuda la parentesi italiana tornando in Australia, luogo di origine di mamma Catherine Birmingham. L'ipotesi è stata avanzata proprio dalla donna, insieme al marito Nathan Trevallion, nel corso di una lunga intervista alla tv australiana. Come apprende Fanpage.it, la donna è in contatto con il consolato dall'inizio degli accertamenti richiesti dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila a seguito della sospensione della potestà genitoriale.

 

Portare i tre figli – una bimba di 8 anni e due gemelli di 6 – potrebbe avere gravi conseguenze sia sul piano civile che su quello penale, come spiega a Fanpage.it, Gabriella Di Fresco, avvocata esperta in diritto di famiglia.

 

Possono portare i figli fuori dall’Italia durante il procedimento in corso?

 

Non possono farlo. Attualmente i bambini sono collocati in comunità in forza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. La violazione di questo provvedimento potrebbe avere gravi conseguenza anche sul piano penale.

 

mercoledì 25 febbraio 2026

TRE RAGAZZI DEL SUD

In un vecchio cassetto dei ricordi è riapparso questo articolo che avevo scritto per la scomparsa improvvisa, uno dopo l’altro, di tre agenti. Erano stati assegnati a Fossombrone nel 1977 tra gli uomini di “rinforzo” al nascente supercarcere, appena usciti dalle Scuole di formazione. Tre ragazzi del Sud, che imparammo presto a conoscere ed apprezzarne il valore.



     Aldo Maturo

 
Si presentarono quella mattina in gruppo, poco più che ventenni, emozionati di trovarsi nella portineria del supercarcere di Fossombrone, in attesa di superare quei cancelli che già riempivano le pagine dei giornali, in quei lontani giorni tra un lungo inverno e i primi risvegli della primavera 1977.

         I ricordi sfumano su quei visi di ragazzi allineati in portineria nelle loro divise nuove, i bagagli ammucchiati in un angolo, ritti su una discutibile posizione di “attenti” che faceva venire in mente “Una sporca dozzina”, il famoso film di Robert Aldrich.

         Tra loro Pasquale Vitale, Raffaele Pagano e Raffaele Cangiano, tre ragazzi del sud catapultati a Fossombrone dopo un lungo viaggio, con uno zaino d’ordinanza ed un pieno di gioventù fatto di allegria e di voglia di vivere. Erano i “rinforzi” e con il Comandante sperammo tanto che il Ministero non si fosse sbagliato.

       

 

Ben presto invece imparammo a conoscerli quei “ragazzi”, ore e ore in Sezione o di sentinella, disponibili, generosi, affidabili. Sono cresciuti professionalmente tra i suoni della sirena d’allarme, notti interminabili e giorni fatti di paure e di tensioni.

    Quando arrivarono speravano che quell’avventura finisse presto per poter rientrare nella loro terra e tra i loro affetti lontani. Ma Fossombrone poco a poco li ha incantati, assorbendoli per sempre.     Tre ragazzi, tre uomini, un’amicizia consolidatasi sul lavoro e la scelta di tre ragazze del posto per creare famiglie felici.

    Ma un filo sottile ha legato il loro destino accomunandoli in una morte improvvisa che non sai giustificare e che ti segna per sempre. 

    Come per un appuntamento, se ne sono andati uno dopo l’altro quei tre ragazzi del sud, in silenzio come erano venuti, bruciando i tempi. Un brutto sogno, diventato realtà.



lunedì 19 gennaio 2026

LA SICUREZZA ANTINCENDIO NEI LOCALI IN ITALIA

 

Nelle discoteche le regole sono più severe che dentro bar e ristoranti


 

Tratto da:

https://www.ilpost.it/2026/01/05/regole-incendio-discoteche-crans-montana-italia/

 

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In Italia la sicurezza antincendio è disciplinata attraverso diverse fonti normative, tra cui un decreto del presidente della Repubblica del 2011, che elenca le attività soggette ai controlli preventivi (cioè che devono avvenire prima dell’apertura) dei vigili del fuoco. Tra queste ci sono anche le discoteche, che sono classificate come “locali di spettacolo” con capienza maggiore di cento persone, insieme a centri sportivi, palestre e alberghi di determinate dimensioni.