domenica 18 marzo 2012

QUELLO SPECIALE PER LE TERME

 
Aldo Maturo
27 marzo 2011




Arrivava tutte le mattine verso le 9 lo “speciale” per le terme. Era il treno dei bagnanti che partiva dalla stazione e, dopo circa un chilometro, si fermava davanti alle terme, dove sostava per qualche ora coprendo con i suoi vagoni il giardino del Ristorante Pagliarella. Dalla stazione al quadrivio i binari seguivano un percorso interno che costeggiava le vecchie palazzine ferrovieri, passava dietro la casa di Tommaso Fasano, superava la Seneta, proseguiva lambendo il retro della casa di Riccardo Affinito e attraversava il quadrivio a raso. Poi sotto casa mia, quella di Vallone e  giù giù fino alle terme, pronto a ripartire dopo il tempo necessario per assicurare un bagno in vasca o  un aerosol.



Come ogni treno che si rispetta aveva la sua locomotiva,  i vagoni di 3^ classe con i sedili in legno, le traversine piene di erbacce e i passaggi a livello. Negli ultimi 400 metri ce ne era uno al quadrivio, uno davanti casa mia ed uno davanti a casa Vallone. Si chiudevano o riaprivano dopo il tradizionale din din din che preavvertiva i pedoni e le poche auto.  I binari dal quadrivio alle terme correvano paralleli al vecchio viale Minieri i cui platani, d’estate, creavano un lungo e riposante tunnel di verde dalla stazione alle terme, quasi un omaggio al turista che arrivava o ripartiva, icona storica delle cartoline del tempo. Al di là dei platani secolari, avanzava, traversina dopo traversina, “lo speciale”, pieno di umanità scamiciata e sudata. Ancor prima che il treno si fermasse alle barriere davanti al bar Orfitelli e proprio perché avanzava lentamente nel suo viaggio in centro abitato, si assisteva al rito giornaliero della corsa dei bagnanti, momento di massimo divertimento per i bambini del circondario, già incantati da questo mostro che invadeva i loro spazi.  C’era sempre qualche uomo più frettoloso che apriva le porte e scendeva al volo, subito imitato da altri. Pochi passi per riprendersi dall’incertezza della repentina discesa e poi la corsa  ridicola verso il cancello  delle terme. Una mini maratona giornaliera di donne, uomini, bambini, borsoni e seni ondeggianti, tutti desiderosi di assicurarsi per primi l’accesso ai camerini impregnati di zolfo. Si, perché i “bagnanti” pendolari erano quasi tutti clienti dei “bagni caldi”, dove bagnini storici li aspettavano per riempire e svuotare le vasche da bagno. Ci si restava immersi circa 20 minuti in un’acqua di 37 e più gradi riscaldata da soffioni che ribollivano l’acqua attraversandone il fondo con una  scia azzurra. Dopo il bagno c’era l’attesa della ripartenza dello “speciale”. Una passeggiata nel parco, una sosta sulle panchine con il fazzoletto attorno al collo sudato, una bottiglia riempita alla fonte, qualche taralluccio e molto più spesso la colazione portata da casa. All’una tutti sul treno verso la via del ritorno, segnato dall’immancabile fischio prolungato. Era il mondo dei bagnanti pendolari, gente semplice che da giugno a settembre riempiva le terme. Li si aspettava con ansia tutti gli anni anche se ai telesini lasciavano solo qualche cartaccia a segno del loro passaggio. Alla fine degli anni ’50 l’asfalto ha cancellato inesorabilmente traversine e riti.

(da Fotogrammi di memoria, Aldo Maturo, Ediz.Nous 2013)