mercoledì 18 luglio 2012

"COSA NOSTRA" AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 
Il testo integrale della lettera di Cosa Nostra pervenuta il 17 febbraio 1993 all'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. E' il documento che determinò la sostituzione immediata del Direttore Generale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e l'inizio, secondo le inchieste in corso, delle trattative tra Stato e Mafia.
Isola di Pianosa, già sede del supercarcere

Siamo un gruppo di familiari di detenuti che, sdegnati e amareggiati da tante disavventure, ci rivolgiamo a Lei, non per presentarci come persone che chiedono non si sa bene quale forma di carità o di concessione, anche perché abbiamo una tale dignità che ci consente di affrontare, a testa alta, qualsiasi tipo di problema, pagando, anche di persona, qualsiasi tipo di pena, ma ci rivolgiamo a Lei perché riteniamo che si è responsabili in prima persona, quale rappresentante e garante delle più elementari forme di civiltà.
Qual è il problema?
Come, certamente, Lei saprà, in Italia esistono le carceri, dove vengono rinchiusi coloro che hanno sbagliato nei confronti della società “civile” o che hanno commesso reati di qualunque genere; a prescindere dal fatto se si tratta di persone colpevoli o innocenti, queste carceri servono per fare espiare le pene o, comunque, per recuperare chi ha sbagliato. Ora, o noi non abbiamo capito bene qual è la funzione delle carceri, o Lei non è a conoscenza di quello che succede nelle carceri italiane ed in particolare in alcune dove la Bosnia a confronto diventa un paradiso.
Per sintetizzare cominciamo ad affrontare quali sono le nostre difficoltà:
1) Sa quanto costa, per una famiglia di un detenuto, spostarsi da Palermo o dalla Sicilia per recarsi in qualsiasi parte d’Italia, per poter stare un’ora con il proprio congiunto? Lei se lo è mai chiesto?
2) Quante volte la settimana Lei cambia la biancheria intima? Quante volte alla settimana Lei o chi per lei cambia le lenzuola del suo letto? Quante volte in una settimana, o al giorno, Lei si cambia di abito? Lo sa Lei quanta biancheria, e solo biancheria, in un mese noi possiamo portare al nostro congiunto? Soltanto cinque Kg.; e si è mai chiesto con 5 Kg. di biancheria cosa si può portare? Per Lei possono essere banalità, ma noi crediamo che, per chi sta in carcere, queste cose assumono non solo grande importanza per l’igiene ma costituiscono un motivo per incominciare ad aver fiducia nelle istituzioni della Repubblica.
3) Altro problema, ancora più grave, e crediamo che Lei debba vergognarsi di essere il capo dello Stato, è che lo Stato permette ai secondini delle carceri ed in special modo a quelli delle carceri di Pianosa, di avere comportamenti uguali a quelli degli sciacalli o dei teppisti della peggior specie, nel senso che trattano i detenuti peggio di cani randagi, usando metodi della peggior tradizione fascista.
Isola di Pianosa - Toscana
Tutto questo è vomitevole, vergognoso, indegno. I secondini sono tali o “bestie” o “killer dello Stato”? Loro fanno tutto quello che vogliono, maltrattando i detenuti e con l’alimentazione che “fa schifo” e con i maltrattamenti fisici (si lascia libera l’immaginazione). Ora, non ci venga a dire che non è vero perché nessuno dall’interno delle carceri verrà a confermarLe quella che è la realtà, considerando che le ritorsioni nei confronti di chi avrà l’ardire di lamentarsi sarebbero immaginabili. Immagino Signor Presidente che Ella, nei giorni di Natale, proprio quando tutta l’Italia veniva stretta dal freddo gelido, se ne stava al calduccio e si riguardava al massimo per difendere il suo corpo dal freddo (non considerando che al minimo accenno di raffreddore i migliori medici sarebbero accorsi); sa che nel carcere di Pianosa più fa freddo e più tolgono (poche per la verità) le coperte ai detenuti?; di riscaldamento manco a parlarne; i medici a Pianosa non si sa cosa siano.
Ora, se Lei ha dato ordine di uccidere, bene, noi ci tranquillizziamo, se non è così, guardi che per noi è sempre il maggior responsabile, il più alto rappresentante dell’Italia “civile” che, con molto interesse, ha a cuore i problemi degli animali, i problemi del terzo mondo, del razzismo, e dimentica questi problemi insignificanti perché si tratta di detenuti ovvero di carne da macello. Come puntualizzavamo prima, non chiediamo indulgenze particolari o grazie ma soltanto il rispetto di dignità di persone che, nella disgrazia, stanno pagando, senza battere ciglio, i loro debiti giusti o ingiusti che siano.
Per noi significa dare la possibilità ai detenuti tutti di sopportare la restrizione in maniera dignitosa, cioè avere la possibilità di incontrarsi con i familiari senza spendere un patrimonio, la possibilità di poter portare almeno, settimanalmente, la biancheria oltre al vitto ai detenuti; togliere gli squadristi al servizio del DITTATORE AMATO, dando dignità di detenuti ai detenuti.
Concludiamo scusandoci per la forma arrogante con la quale ci siamo presentati, distogliendoLa da problemi sicuramente molto più gravi e urgenti di questi. Noi ci permettiamo farLe notare che, continuando di questo passo, di detenuti ne moriranno, ma Lei non si curi di loro tanto, come dicevamo prima, si tratta di carne da macello. Per noi e per loro resta solo la consolazione che, un giorno, Dio che ha più potere di Lei, sarà giusto nel Suo giudizio; giudicherà tutti in base a come abbiamo visto Gesù, suo FIGLIO, nei fratelli (ammalati, carcerati, affamati, bisognosi ecc…).
Lei si è vantato tante volte di essere un autentico cristiano, Le consigliamo di vantarsi di meno e di AMARE di più. Non ci firmiamo tutti non per paura, ma per evitare ulteriori pene ai nostri familiari detenuti (e poi fanno lezioni di mafia!). Pensiamo, inoltre, che a Lei non interessano le firme quanto verificare e trovare i giusti rimedi. Al momento non crediamo che la volontà dello Stato che Lei rappresenta sia così civile nel dare una risposta adeguata. La sfidiamo a smentirci.
Palermo
Con osservanza
 (da affariitaliani.it - 12.7.2012)