Quando
le campagne elettorali si facevano in piazza, quando le auto del partito
giravano con gli altoparlanti (ricoperte di manifesti) per attirare la gente,
quando i comizi si facevano solo dai balconi, quando i candidati scendevano tra
la gente, quando la politica aveva un gusto di genuina paesanità, quando la TV
non c’era, quando ancora era vivo il contatto umano con chi prometteva un
futuro migliore. Quando queste cose succedevano al mio paese, Telese Terme, ma
ci si possono ritrovare le tradizioni elettorali di quegli anni in cui l'Italia
scopriva la democrazia.
Aldo Maturo
La campagna
elettorale accendeva gli animi, animava i bar, rappresentava l’appuntamento del
massimo risveglio per un paese che nei mesi primaverili o autunnali era solito
sonnecchiare. Le elezioni amministrative erano più seguite delle politiche
perché si assisteva alle discese in campo più imprevedibili. Accanto ai capi,
ci si poteva trovare l’amico, il vicino di casa, l’outsider, il compromesso, il
corrotto, il politicante, la banderuola, il porta voti, l’aspirante a un posto
di vice aiuto bidello, il grande elettore col pacchetto di voti in offerta, il
manovratore occulto, l’esperto nell’arte del “galleggiare” con due salvagenti.
A fermarsi in tempo, nel setaccio poteva restare anche qualche purista
disinteressato e qualche attivista convinto.







