sabato 29 agosto 2026

TELESE, LA DONNA DEL LAGO

 Questo racconto affonda le sue radici in due drammatici fatti di cronaca reali: il ritrovamento del corpo della giovane Tommasina, restituito dalle acque del laghetto nei pressi del quale viveva, e la morte di Romeo, giovane muratore, a causa di un incidente sul lavoro. La loro storia d’amore è un’invenzione dell’autore nel tentativo di dare un senso profondo, intimo e poetico, al quel vuoto lasciato dalla cronaca.


 

Riccardo Affinito

 

 

 

Ci sono luoghi in cui la terra trattiene i ricordi e l’acqua custodisce i segreti. Uno di questi è il laghetto dei Tre Colori a Telese Terme, un angolo di quiete dove il tempo sembra muoversi ad un ritmo diverso rispetto al resto del mondo.

    Chi sa, e cammina oggi lungo le sue sponde, avverte un’atmosfera sospesa, la sensazione che tra i riflessi cangianti della superficie, si nasconda una memoria antica.

    Questo racconto affonda le sue radici in due drammatici fatti di cronaca reali: il ritrovamento del corpo della giovane Tommasina, restituito dalle acque del laghetto nei pressi del quale viveva, e la morte di Romeo, giovane muratore, a causa di un incidente sul lavoro.

La loro storia d’amore, è un’invenzione dell’autore nel tentativo di dare un senso profondo, intimo e poetico, al quel vuoto lasciato dalla cronaca.

    In quegli anni, Telese conservava il ritmo lento delle stagioni e il profumo pungente dello zolfo che saliva dalle sorgenti. La vita del paese ruotava attorno a pochi punti fermi, e per Tommasina il centro esatto del mondo erano il suo amore per Romeo e quella casa a pochi passi dal laghetto dei Tre Colori.

    Da lì, nelle mattine limpide, poteva sentire il respiro dell’acqua e guardare le sfumature dei colori della vegetazione che facevano da cornice al laghetto. In quelle promesse silenziose, il futuro appariva limpido e sicuro. Ogni pietra posata nei cantieri del paese, sembrava per Tommasina un passo concreto verso la loro felicità.

Lago tre colori

La mattina della tragedia iniziò come tutte le altre, eppure un’insolita pesantezza gravava nell’aria dell’alba. Al momento del saluto, mentre Romeo si incamminava verso il cantiere con gli attrezzi in spalla, Tommasina avvertì una strana morsa al petto.

    Un brivido freddo inspiegabile, sotto il sole già caldo, la spinse a seguirlo con lo sguardo lungo il sentiero più del solito, finché la sua figura non scomparve dietro la vegetazione del laghetto. Era un presentimento muto, un’ombra che cercò di scacciare dedicandosi ai lavori di casa.

    Il dramma si consumò in pochi istanti: l’improvviso ed imprevedibile cedimento del terreno intorno alle fondamenta che stava scavando e Romeo fu sepolto vivo. Il silenzio del cantiere venne squarciato dalle grida dei compagni di lavoro, ma per il giovane muratore non ci fu nulla da fare. La sua vita si spezzò lì, tra la polvere di quella calce che avrebbe dovuto costruire il suo futuro.

    Quando i vicini si avvicinarono alla sua porta con gli sguardi bassi, lei comprese tutto prima che aprissero bocca. Da quel momento, il silenzio avvolse la sua casa. Il vuoto lasciato da Romeo divenne una presenza tangibile, insopportabile. Tommasina passava le ore alla finestra, fissando il laghetto, mentre il dolore si trasformava in una condanna assoluta ed insanabile. I sogni erano crollati, lasciando spazio solo alla spietata quiete dell’acqua.

    La notte in cui decise di ricongiungersi con Romeo, il cielo sopra Telese era privo di stelle, coperto da una coltre di nuvole basse che rendeva l’aria immobile. Guardò per l’ultima volta le poche cose che custodivano il ricordo dei loro piani: un fazzoletto ricamato ed un piccolo pezzo di pietra calcarea che Romeo le aveva regalato.


Uscì di casa senza fare rumore, muovendosi come un’ombra lungo il sentiero familiare che conduceva al laghetto. L’acqua, sotto la luce fioca dell’oscurità, appariva come una distesa scura ed accogliente, l’unico luogo rimasto capace di offrirle un rifugio dal vuoto insopportabile del mondo esterno. Senza un’esitazione, con il cuore rivolto unicamente al ricordo del suo amato, Tommasina si lasciò scivolare nelle profondità dei Tre Colori cercando, in quell’abbraccio liquido e freddo, l’unica pace possibile per la sua anima ferita

    Fu un abitante della zona a notare qualcosa di insolito vicino alla sponda. In pochi minuti, la voce della scomparsa si diffuse di casa in casa, portando una folla silenziosa e sgomenta sul ciglio del laghetto. Quando il corpo di Tommasina venne riportato a riva, sul suo viso non c’erano i segni del suo tumulto interiore, ma la quiete composta di chi ha smesso finalmente di soffrire.

    Il paese intero si strinse in un lutto muto, consapevole che quel lago aveva appena sigillato una tragedia d’amore troppo grande per essere contenuta tra le mura di una piccola comunità.

Passarono le settimane, ma la quiete non tornò a Telese. Un dolore così assoluto spaventava le persone, era un abisso troppo profondo per essere accettato semplicemente per quello che era. Il paese cominciò a parlare. La verità dell’amore spezzato divenne troppo stretta per la fantasia popolare e, ognuno, iniziò ad aggiungere un tassello, un’ombra, una giustificazione.

    Nacquero così la prime tesi, sussurrate a mezza voce. Ci fu chi volle vedere in quella morte la tragica conseguenza di un’infamia, inventando la storia di una violenza subita. Atri presero a dire che si era trattato solo di un banale incidente domestico: Tommasina era scivolata sul fango mentre sciacquava i panni sulla sponda. Altri, infine, giuravano che la ragazza avesse solo cercato refrigerio nella calura del giorno, rimanendo però fatalmente avvinghiata sul fondo, intrappolata dalla vegetazione che cresceva nascosta sotto il pelo dell’acqua.

    Dopo cominciarono i racconti di chi, passando nei pressi del lago a ridosso dell’imbrunire, con il cuore in gola giurava di aver visto una figura chiara galleggiare leggera sullo specchio d’acqua, per poi svanire tra i riflessi della sera.     Altri assicuravano di averla vista camminare lentamente sul ciglio della sponda, come se stesse aspettando qualcuno di ritorno dal lavoro.

Nelle giornate d’autunno, quando le foglie diventavano secche ed il vento fischiava forte tra i rami degli alberi, gli anziani del paese giuravano di aver sentito tra le fronde un sibilo leggero, un sussurro disperato e dolcissimo, che invocava il nome di Romeo.

    Sono passati molti anni e la cronaca ha lasciato definitivamente il passo al mito. Il tempo ha sbiadito i dettagli del crollo del cantiere in cui perse la vita il povero Romeo, ma non è riuscito a cancellare il nome di Tommasina dal laghetto dei Tre Colori; al contrario, la figura della ragazza è legata indissolubilmente a quelle acque, diventando parte integrante del paesaggio di Telese Terme, quasi come gli antichi alberi che continuano a specchiarsi sulla superficie.

 


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