lunedì 2 febbraio 2015

POLIZIA PENITENZIARIA : QUEL BASCO AZZURRO

 Sebastiano Ardita, Magistrato, è stato dal 2002 al 2011 Direttore Generale Ufficio Detenuti al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Ha  scritto diversi libri, tra questi "Ricatto allo Stato" dove ricostruisce la storia del 41 bis da Falcone a oggi, sollevando il problema dei rapporti tra Cosa Nostra e lo Stato.





dal Blog di Sebastiano Ardita – 26.1.2015 



Solo chi ha osservato, letto e ricostruito con curiosità la vita e la storia degli agenti di custodia prima, e della polizia penitenziaria poi, ed ha vissuto in mezzo a loro condividendo i rischi ed il lavoro può comprendere di che stoffa sono fatti questi uomini.
Sapere, ad esempio, che nell’Italia dei dipendenti col cartellino segnatempo, esistono persone che in una notte sono capaci - dopo un terremoto - di trasferire 100 detenuti 41bis da un istituto all’altro, riaprendo una sezione dismessa.

Tutti - trecento agenti - rimanendo a lavorare fino all’alba, senza nulla chiedere, saldando brande, spostando pesi, rivoltando i reparti e tenendo a bada i capi di cosa nostra ed impedendo loro di comunicare.
Oppure sapere cosa può accadere quando in carcere entrano quattro tossicodipendenti in astinenza o ubriachi, che si mordono le labbra per sputarti addosso il loro sangue e tu non sai se hanno l’HIV. Oppure sapere che tanti di loro ogni giorno intervengono per impedire che durante i colloqui i mafiosi si passino biglietti e messaggi, pur consapevoli che facendo questo - ossia il proprio dovere - Luigi Bodenza e Giuseppe Montalto vennero trucidati senza pietà dal piombo della mafia, e che quindi la stessa sorte potrebbe capitare anche a loro.
Eppure fanno tutto questo con passione per poco più di mille euro al mese.
Il Dr.Sebastiano Ardita
Sono uomini che conoscono il sacrificio e hanno imparato a sconfiggere la paura, anche se nessuno dirà loro grazie, perché non saprà mai di cosa ringraziarli visto che quello che accade dentro una cinta raramente si conoscerà all’esterno.
Eppure quel lavoro lo fanno come e meglio degli altri se è vero che quando scrivono, vigilano, fanno la scorta, riescono a farlo meglio degli altri e tutti ce li invidiano.
Oggi gli agenti che lavoravano con me al DAP semplicemente me li sogno. E sono sicuro che nessun dipendente degli uffici giudiziari potrebbe tenere loro testa. La loro intelligenza, la curiosità, la capacità di intuire e interpretare il pensiero prima che avessi parlato, di scrivere in italiano meglio dei laureati, non le potrò mai dimenticare. Ed è la stessa stoffa, con carismi diversi, che hanno quelli che ogni giorno portano avanti le carceri, ed in 38.000 fanno il lavoro di 50.000.
Senza confondere la vita con le favole, sarebbe giusto però che questa storia di meriti e di sacrifici avesse un lieto fine. Occorre che finalmente questo corpo prenda in mano l’esecuzione penale e guidi tutto intero un settore della sicurezza, e che quel lavoro e quell’energia escano così finalmente fuori dalla cinta e siano visibili a tutti i cittadini.
Speriamo che la commissione presieduta da Nicola Gratteri possa dare il suo contributo e che trovi ascolto.


Sebastiano Ardita (Catania 1966), Magistrato, è uno dei dodici componenti della "Commissione Gratteri", insediata dal premier Matteo Renzi per riscrivere norme, procedure e regolamenti in modo da creare nuovi strumenti di contrasto alla criminalità organizzata. A 25 anni è stato Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania. Componente della Direzione Distrettuale Antimafia, si è occupato di criminalità organizzata di tipo mafioso, di inchieste per reati contro la pubblica amministrazione e di infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti e forniture. È stato consulente a tempo pieno della Commissione parlamentare Antimafia e componente del Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati. Dal 2002 al 2011 ha svolto le funzioni di Direttore Generale della Direzione Detenuti e Trattamento del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Attualmente è Procuratore Aggiunto di Messina.