mercoledì 14 agosto 2013

LA RIFORMA AMERICANA DELLE CARCERI


 Negli Stati Uniti vive il 5 per cento della popolazione mondiale ma le prigioni americane ospitano circa un quarto dei detenuti di tutto il mondo. Un simile sovraffollamento ha ovvie conseguenze anche sul piano economico: nel 2012 per esempio gli Stati Uniti hanno speso per le carceri 80 miliardi di dollari

 
13 agosto 2013 su IL POST


Lunedì il procuratore generale degli Stati Uniti Eric Holder – più o meno il ministro della Giustizia – ha annunciato una riforma per ridurre il numero di persone detenute nelle sovraffollate carceri federali, che permetterà anche di tagliare la spesa pubblica che ne deriva.
In un discorso all’incontro annuale dell’Ordine degli avvocati statunitensi a San Francisco, Holder ha detto che d’ora in poi le persone che hanno commesso piccoli reati legati alla droga e che non hanno legami con il crimine organizzato e il narcotraffico non saranno più condannate a scontare «pene draconiane», che saranno riservate ai criminali più pericolosi.

 In particolare Holder ha detto che in questi casi i procuratori non dovranno più applicare le “minimum sentences“, cioè imporre pene pre-stabilite che non tengono conto delle circostanze e che sono solitamente sproporzionate. «Troppi americani vanno in troppe carceri per troppo tempo, e per nessuna buona ragione legata all’applicazione della legge», ha aggiunto Holder.
Holder ha spiegato la necessità di una riforma dicendo che le carceri statunitensi sono sovraffollate in maniera preoccupante (si stima che abbiano superato del 40 per cento la loro capacità), che per lo Stato è estremamente costoso mantenerle e che soprattuto pene molto severe per reati minori sono controproducenti, non servono a garantire maggior sicurezza al paese e al contrario favoriscono un «circolo vizioso di povertà, criminalità e carcere che intrappola troppo americani e indebolisce troppe comunità». Holder ha detto che «vista la quantità sproporzionata e non necessaria di persone detenute, dobbiamo essere certi che il carcere sia usato per punire, per fare da deterrente e per riabilitare, e non perché diventi un magazzino e un dimenticatoio». D’ora in poi le pene più severe verranno applicate ai grossi criminali mentre le persone che hanno commesso reati minori saranno sottoposte a trattamenti disintossicanti e a svolgere servizi per la comunità.
La riforma prevede anche una collaborazione tra il dipartimento della Giustizia e quello dell’Istruzione, e una proposta per far uscire dalla prigione i detenuti più anziani che non hanno commesso crimini violenti, che hanno scontato buona parte della loro pena e che non rappresentano una minaccia per la società. Holder ha anche ricordato che le disparità del sistema carcerario colpiscono in modo ingiusto i poveri e le minoranze: secondo un recente rapporto – definito «molto preoccupante» – i detenuti maschi neri hanno ricevuto condanne quasi il 20 per cento più lunghe di quelle imposte ai maschi bianchi condannati per gli stessi reati. «Non è soltanto inaccettabile: è vergognoso», ha commentato Holder.
Holder ha spiegato che il sovraffollamento delle carceri americane è legato soprattutto all’inasprimento delle pene legate alla guerra alla droga degli anni Ottanta, quando reati minori come il possesso di droga iniziarono a essere perseguiti molto duramente. Per dare un’idea, la legge “Anti-Drug Abuse Act” del 1986 stabilì che una persona arrestata per possesso di 500 grammi di cocaina venisse condannata a cinque anni di carcere senza poter uscire prima per buona condotta.
La popolazione carceraria complessiva degli Stati Uniti è aumentata di un terzo dal 1980, quella federale dell’800 per cento: più di 129 mila persone sono detenute in carceri federali e metà di loro per reati legati alla droga. Negli Stati Uniti vive il 5 per cento della popolazione mondiale ma le prigioni americane ospitano circa un quarto dei detenuti di tutto il mondo. Un simile sovraffollamento ha ovvie conseguenze anche sul piano economico: nel 2012 per esempio gli Stati Uniti hanno speso per le carceri 80 miliardi di dollari. Per questo motivo le proposte di Holder sono sostenute anche dai repubblicani, che puntano a una diminuzione della spesa pubblica. Holder ha infatti segnalato alcune iniziative statali da prendere a modello per una riforma significativa delle carceri nazionali, molte delle quali applicate in stati governati da repubblicani. In Kentucky, per esempio, una nuova legge ha stabilito che sarà incarcerato solo chi ha commesso reati gravi, mentre altre risorse saranno investite in pene alternative e per aumentare la sorveglianza delle città. L’obiettivo è ridurre la popolazione carceraria di oltre 3000 persone nei prossimi dieci anni, risparmiando più di 400 milioni di dollari. In Texas sono stati investiti soldi per aiutare i drogati a disintossicarsi ed è stata estesa la possibilità di ottenere la libertà vigilata per chi ha compiuto piccoli reati: in questo modo nel 2012 si è ridotta la popolazione carceraria di 5000 persone. Simili norme hanno portato nel 2012 a una diminuzione di oltre 1400 detenuti in Arkansas.