venerdì 5 ottobre 2012

LA STRAGE DI SANT'ANNA DI STAZZEMA

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione". 

Piero Calamandrei

(ricostruzione dal sito ufficiale di Sant'Anna di Stazzema e dalla rete internet)

A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.
 
All’alba  tre reparti di SS salirono a Sant’Anna. Un quarto chiuse ogni via di fuga a valle. Alle sette il paese era circondato, la popolazione in trappola: Sant’Anna era ormai destinata a rimanere una frazione senza più vita. I tedeschi ci erano arrivati grazie ai fascisti che ancora erano rimasti al fianco dei soldati del Reich. Gli uomini del paese fuggirono nei boschi per non farsi deportare. Rimasero gli anziani, le donne e i bambini. Erano inermi e erano sicuri che i nazisti non avrebbero avuto ragione per provocare quell’inferno che di lì a poco si sarebbe scatenato. 
Le truppe con la croce uncinata agirono in poco più di tre ore. Secondo il tribunale militare di La Spezia non fu una rappresaglia: non fu un atto di guerra. Fu un atto di terrorismo. Un’azione premeditata e curata nel dettaglio. L”obiettivo era terrorizzare i civili, i paesi vicini e i partigiani. Un avvertimento. Un avvertimento che costò la vita a 560 donne, vecchi e bambini disarmati e che non avevano mai reagito alla divisione Reichsfuhrer SS. Cinquecentosessanta vite trucidate a colpi di mitra e bombe a mano e poi fatte sparire nel nulla, perché bruciate in un incendio appiccato dagli stessi tedeschi
. La furia omicida dei nazi-fascisti si abbattè, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. 

Nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.

Uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.



La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.

La magistratura italiana il 22 giugno 2005 ha condannato dieci ex ufficiali e sottufficiali tedeschi all’ergastolo per il massacro (questa la sentenza). Al momento della sentenza i dieci erano tutti ultraottantenni.
Otto i condannati definitivi all’ergastolo ancora in vita - Werner Bruss, Alfred ConcinaLudwig GoringKarl Gropler, Georg Rauch, Horst RichterHeinrich Schendel e Gerhard Sommer - per i quali la magistratura militare italiana ha inutilmente chiesto l’arresto. Per questi 8 condannati (ed altri sette, coinvolti in altre stragi in Italia) c’è stato infatti un rifiuto di estradizione da parte della magistratura tedesca.
Il 1° ottobre la procura tedesca ha deciso l'archiviazione dell'inchiesta su questo atroce eccidio.   I procuratori hanno spiegato di non essere riusciti a raccogliere sufficienti prove a conferma delle responsabilita' dei 17 sospetti nel massacro  compiuto dalla 16ma divisione corazzata "Reichsfuehrer SS.