martedì 30 maggio 2017

TELESE, BAR E DINTORNI



 
Telese Terme - Il Quadrivio

Aldo Maturo
25 aprile 2011
Il Bar Sport al Quadrivio era il locale pubblico più frequentato di Telese. Credo non abbia mai conosciuto un periodo di crisi e in quei locali hanno trascorso parte della loro vita molti telesini, impegnati in infinite partite a scopa e tressette mentre i più giovani si alternavano in interminabili tornei di bigliardo, dalla Bazzica al 48.



Sempre pieno di fumo, che aleggiava come nebbia azzurrina sotto i lampioni verdi a picco sul bigliardo, il locale alternava il vociare e i commenti più coloriti ad un improvviso religioso silenzio quando c’era un colpo decisivo. Il giocatore, ruotata la stecca nel gessetto, si chinava in avanti e la faceva scivolare più volte tra pollice e indice prima del tocco che faceva schizzare la palla in geometriche evoluzioni con un susseguirsi di sponde, palle e rimpalli. Solo allora riprendeva il brusio anche per commentare l’esito.
Da sx: Filippiello, Tonino Di Mezza, Ciccio 'O Forestiero, Clemente Romano
La mia camera era sopra il bar e quasi sempre ho studiato con il sottofondo di quel “sonoro”. Più volte ho dovuto attendere fino a tarda notte la fine dei tornei per poter dormire. Ormai ero capace di conoscere le voci e non di rado capivo dagli urli chi, come o perché aveva sbagliato.
Le sedie davanti al bar erano presidiate sempre dalle stesse persone, le sentinelle del quadrivio. La loro presenza era tanto radicata he faceva parte dell’arredo urbano e non se ne mettevano più a fuoco neanche i visi. Il pensiero corre a loro quando Luciano De Crescenzo parla del sostituto portiere di Via Petrarca, “figura mitologica avente la parte superiore umana e la parte inferiore costituita da una sedia” (Così parlò Bellavista).
IL BAR DI SANTELLA
Il “Bar ‘e Santella”, per i neon “Bar Vassallo”, era poco più avanti, lato stazione, e aveva l’ingresso principale sul viale mentre l’ ingresso per il bigliardino era di fianco, nel vicolo Macolino più noto come “ ‘int ‘u vicolo ‘e Santella”. Era il punto di ritrovo di noi ragazzini non ancora ammessi a giocare al Bar Sport, dove eravamo tollerati al massimo come spettatori silenziosi a braccia conserte, in estasi davanti ai colpi di bravura dei “grandi”.
Da Santella si passava quasi ogni pomeriggio, come per un rito. Chini sulle stecche, ci buttavamo in tornei pieni di urla, di sudore e spesso di fazzoletti messi nelle buche delle porte per riciclare a tempo indeterminato l’ultima pallina. I gettoni, infatti, costavano 20 lire ed erano l’alternativa a tre sigarette che mia zia Elenuccia, nel vicino tabacchino, vendeva anche sfuse, riservando la consegna in bustina di carta solo ai forestieri.
Il trucco del fazzoletto non sempre riusciva e spesso ci sorprendeva Santella o il marito, Don Arcangelo. Insospettiti da partite interminabili non compatibili con l’acquisto dei gettoni che avevamo comprato, irrompevano dopo aver calcolato che il rumore delle stecche non si alternava ogni tanto con il tonfo cupo delle 10 palline che precipitano giù ad ogni gettone. Sgridate, fuga disordinata verso l’uscita sul vicolo lasciando spesso nel bigliardino la cartaccia o i fazzoletti non recuperati in tempo e di fronte ai quali, vero corpo del reato, non avevamo alcun alibi. Si ritornava come se nulla fosse e la buona Santella, con lo sguardo truce, faceva finta di aver dimenticato i “fetienti” del giorno prima. Passato qualche anno avemmo la copertura di Fulvio, il figlio più piccolo di Santella, che intanto era cresciuto ed era dei nostri.
IL BAR CENTRALE
Il Bar Centrale, di fronte al Bar Sport, era piccolo, ad angolo, privilegiato dai forestieri che con le buste della spesa attendevano lì davanti la fermata delle “corriere” per i paesi vicini. Penalizzato dal continuo alternarsi di gestori cambiava spesso nome, poteva contare su due o tre tavolini e chi vi entrava lo faceva solo per una consumazione frettolosa. D’estate i tavolini dilagavano a ventaglio sul marciapiede e per tre mesi chi voleva passare di lì doveva dribblarli.
IL BAR DI CLEONICE
Poco più avanti, verso la Chiesa, c’era  il Bar di Cleonice. Di fronte aveva il Circolo ACLI di Stanzione dove si giocava anche a bocce. Con quello di Scialone “’ncopp ‘a chiesa” era il pallaio di Telese, regno del “padrone e sotto”, rito collettivo nato per svuotare fino alla nausea intere casse di birra.
Cleonice un bel giorno spiazzò tutti mettendo nel locale un bellissimo bigliardo, dove potevano giocare anche i ragazzi smollicando senza molti rimproveri le sue fette di pane e mortadella innaffiate col chinotto. La novità andò avanti per un pò ma una clientela volubile si ridivise tra altri locali.
IL BAR ORFITELLI
D’estate ci si spostava tutti verso le Terme ed allora uno dei passaggi obbligati era la sosta o il gelato al Bar di Geppino Orfitelli, davanti alle Terme. Lavorava alle Poste ma aveva aperto con il padre “zi Lisandro” un grazioso locale di pochi metri quadri. Intorno tanti tavolini da dove si teneva sotto controllo il piazzale, delimitato da quattro giganteschi platani messi poi di contorno all’aiuola della Madonnina e finiti, tanti anni dopo, in una discarica di periferia. Dal Bar di Geppino c’era un osservatorio privilegiato per controllare il cancello pedonale delle terme e vedere chi entrava e chi usciva. Il Bar di Geppino verrà utilizzato anche come quartiere generale delle Giurie ogni volta che – rubando il tempo all’università – organizzavamo le animate Caccia al Tesoro automobilistiche in giro per i paesi della provincia.
Immagini un po’ sfocate di una Telese tratta dal cassetto dei ricordi che abbiamo vissuto mitigando studio o lavoro con locali senza pretese e la mente proiettata verso un futuro che si fantasticava come sempre migliore.

(da "Fotogrammi di memoria", Aldo Maturo, Ediz.Nous, 2013)