Siamo nel 1987, nell’atto finale del Maxi processo di Palermo, il più grande processo penale della storia italiana. In questa occasione otto giurati, quattro donne e quattro uomini, vengono chiusi in una camera di consiglio per trentasei giorni. Il loro compito è quello di stabilire le condanne o le assoluzioni per ben 470 imputati. Ogni giorno nascono tensioni, dubbi, alleanze e rotture. Così, tra paure e scambi inaspettati, la camera di consiglio diventa il teatro di un confronto umano unico. La sentenza sancirà 346 condannati, 114 assolti, 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione.
Simone Emiliani
Dopo un anno e dieci mesi del Maxiprocesso per crimini di mafia che si è svolto a Palermo, dove per la prima volta lo Stato è riuscito a infliggere una condanna collettiva a Cosa Nostra, l'11 novembre 1987 la corte si riunisce in camera di consiglio. Otto giurati, blindati in un appartamento-bunker del carcere dell'Ucciardone, devono decidere condanne e assoluzione per oltre 460 imputati.

