martedì 17 marzo 2015

1980 : LA STRAGE INFINITA


 

Il 1980 chiuse un decennio terribile della nostra Repubblica (gli anni '70) e ne aprì un altro che ha segnato la storia del Paese con la scia del sangue di 23 vittime tra magistrati e poliziotti e 166 nelle stragi di Ustica e Bologna.
Nessuno, tra quelli impegnati sui diversi fronti della lotta al terrorismo, poteva essere sicuro di essere graziato e di poter vedere il giorno dopo. Il 18 marzo venne colpito anche Girolamo Minervini, magistrato, a 24 ore dalla nomina a Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena. Viaggiava senza scorta, rifiutata per non mettere in pericolo la vita di chi avrebbe dovuto proteggerlo. Comincio l'elenco con il giudice Minervini, il giudice D'Urso e il Generale Galvaligi, solo per il grande affetto che mi legava a loro.

Girolamo Minervini



8 marzo : Girolamo Minervini - La mattina del 18 marzo 1980 un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse uccise a Roma il Magistrato Girolamo Minervini a bordo di un autobus, il numero 991, in via Ruggero di Lauria, mentre si recava al lavoro come Procuratore Generale della Cassazione. Massimo esperto del sistema carcerario, neppure la sua tenace opposizione all'istituzione delle supercarceri, lo aveva salvato. 
Era su quell’autobus perché, nonostante il questore di Roma Augusto Isgrò gli avesse imposto la scorta, lui rifiutò. Non intendeva "far ammazzare tre o quattro poveri ragazzi", spiegò al figlio, Mauro due giorni prima di morire.


L'Autobus 991

Erano passati soltanto due anni da via Fani (16 marzo 1978) e in molti era ancora vivo era lo struggente ricordo dello sterminio degli uomini di scorta nel corso del sequestro Moro. E Minervini aggiunse: "In guerra un Generale non può rifiutare di andare in un posto dove si muore". Era il 16 marzo 1980.
Due giorni dopo, due brigatisti, Francesco Piccioni e Sandro Padula, salirono con lui sull’autobus che lo stava portando al lavoro. 24 ore prima l’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga gli aveva comunicato la sua nomina a Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena, la carica che corrisponde all'attuale Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP).



12 dicembre: Rapimento di Giovanni D’Urso -  il giudice venne rapito in Via Pio IV a Roma, nel quartiere Aurelio. In quel momento D'Urso ricopriva l'incarico di Direttore dell'Ufficio III della Direzione Generale degli istituti di prevenzione e pena presso il Ministero di Grazia e Giustizia. Il 13 dicembre il rapimento venne rivendicato dalle Brigate Rosse con un comunicato diffuso insieme ad una foto del prigioniero, per i terroristi responsabile di torture e vessazioni nei confronti di migliaia di proletari. Condizione per il rilascio del prigioniero era la chiusura del carcere dell'Asinara. Il commando responsabile del rapimento era capitanato da Mario Moretti. D'Urso resterà sequestrato per 33 giorni e sarà rilasciato il 15 gennaio 1981 dopo alcune concessioni (anche la chiusura del carcere dell'Asinara) che provocheranno dure critiche, comprese quelle di Sandro Pertini. 



31 dicembre: Generale Enrico Rizziero Galvaligi - Il Generale dei Carabinieri Galvaligi è Vice Comandante dell'Ufficio per il coordinamento dei servizi di sicurezza nelle carceri, braccio destro del generale Dalla Chiesa prima e del Generale Risi, successivamente. L'agguato avviene la sera del 31 dicembre al rientro del Generale e della moglie dalla Messa in parrocchia vicino casa. Avvicinandolo con la scusa della consegna di un pacco, due terroristi gli sparano cinque colpi.


6 gennaio: Piersanti Mattarella - a Palermo viene ucciso dalla mafia il Presidente democristiano della Regione Siciliana Piersanti Mattarella. Stava tentando di costituire una giunta con la partecipazione del PCI.
8 gennaio:  Antonio Cestari, Rocco Santoro, Michele Tatulli - I tre agenti di Polizia di Stato, in servizio presso il commissariato di Porta Ticinese della Questura di Milano, svolgono, la mattina dell’8 gennaio 1980, un compito di perlustrazione della parte sud della città con un’auto civetta ed in borghese. Il traffico del mattino è intenso e l’auto dei tre poliziotti viene speronata, alle 8,15 in via Schievano, da una 128 bianca che in realtà li sta seguendo da un po’ di tempo. I poliziotti pensano ad una casualità, ma è un attentato in piena regola: gli occupanti della 128 iniziano a sparare a raffica con armi automatiche. Gli agenti non hanno possibilità di reazione e muoiono sul colpo riversi sui sedili. L’attentato viene rivendicato dalle Brigate Rosse Colonna Waler Alasia, motivandolo come benvenuto al Generale Dalla Chiesa appena giunto a Milano.
25 gennaio: Emanuele Tuttobene, Antonino Casu - Assassinati intorno alle 13.15: la loro auto è intercettata dai terroristi che scaricano le loro pistole contro il Tenente Colonnello Tuttobene e il suo autista Appuntato dei Carabinieri Antonino Casu. Tuttobene è a Genova dal 1962 prima come Comandante della Compagnia centrale e poi come capo di “Operazioni, Addestramento, Informazioni, Ordinamento” (OAIO).
6 febbraio: Legge Cossiga - viene emanata la cosiddetta "Legge Cossiga" (legge n. 15 del 6 febbraio), che prevede condanne sostanziali per chi venga giudicato colpevole di "terrorismo" ed estende ulteriormente i poteri della Polizia.
12 febbraio: Vittorio Bachelet - Il 12 febbraio, a Roma, alle 11.45, il professore di diritto amministrativo e Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, ha appena finito la sua lezione all'università La Sapienza. Esce dall'aula insieme alla sua assistente Rosy Bindi, scende pochi scalini e, arrivato sul ballatoio, sta per tornare indietro quando una ragazza gli afferra una spalla, lo costringe a girarsi e gli scarica otto colpi di pistola addosso. Accanto alla terrorista, un secondo killer, si china sul professore, già in pozza di sangue, e gli spara altri 4 colpi e un ultimo colpo alla tempia. Al panico che si crea i due terroristi, confusi tra gli studenti, aggiungono urlando che c’è una bomba. Gli assassini, pertanto, riescono a dileguarsi nel caos scatenato da quella voce e nonostante il presidio presente quel giorno in Università, in occasione di una tavola rotonda sul terrorismo. 

19 febbraio: Arresto di Patrizio Peci - Il 19 febbraio 1980 a Torino, in Piazza Vittorio, i Carabinieri del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa arrestarono prima Patrizio Peci e quindi Rocco Micaletto; anche se Peci nelle sue memorie ritiene che la cattura avvenne per un caso fortuito, in realtà i carabinieri da alcuni mesi avevano individuato e controllato i due importanti dirigenti della colonna torinese. Dopo alcune settimane di detenzione, Patrizio Peci prese la sorprendente e inattesa decisione di collaborare con i Carabinieri; il brigatista ebbe anche un colloquio con il Generale Dalla Chiesa, quindi iniziò a fornire al Colonnello Nicolò Bozzo, uno dei principali collaboratori del Generale, informazioni dettagliate sulla struttura dell'organizzazione, le sue basi, i suoi militanti ed i responsabili degli attentati di cui era a conoscenza.
16 marzo: Nicola Giacumbi - Nicola Giacumbi, Procuratore Generale della Repubblica a Salerno, sta rientrando a casa da una passeggiata con la moglie. Ha appena inserito la chiave nella serratura della propria abitazione quando viene raggiunto alle spalle da 10 colpi di pistola col silenziatore. La moglie, sfiorata da un proiettile alla nuca, sviene prim'ancora di sapere se il marito è morto... "abbiamo ucciso un servo dello Stato", diranno le "squadre armate marxiste-leniniste" in una telefonata. 
 19 marzo: Guido Galli - Poco più di 24 ore dopo dell'omicidio Minervini, all'interno dell'università Statale di Milano, il giudice Guido Galli, padre di cinque figli, viene barbaramente ucciso da quello che, probabilmente, è l'ultimo nucleo combattente di Prima linea. In quattro, sempre freddi e determinati, dopo il criminale gesto, escono tranquillamente dell'Università, e spariscono. I killer sono entrati ed usciti dall'Ateneo in bicicletta. Guido Galli era titolare delle indagini su Prima linea ma soprattutto 'colpevole' di aver rinviato a giudizio Corrado Alunni. 
28 marzo: 4 BRIGATISTI - a Genova, in un appartamento in via Umberto Fracchia 12, nella notte del 28 marzo 1980. Grazie alle informazioni fornite dal militante delle Brigate Rosse Patrizio Peci, arrestato il 19 febbraio a Torino, i Carabinieri del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa poterono individuare l'importante base dell'organizzazione terroristica e organizzare di notte un'irruzione all'interno dell'appartamento. L'azione si concluse con un violento conflitto a fuoco che provocò la morte dei quattro brigatisti presenti, tre militanti clandestini delle colonne genovese e torinese, la giovane proprietaria dell'appartamento e il ferimento del Maresciallo dei Carabinieri Rinaldo Benà. Le modalità dell'irruzione e l'esatta dinamica dei fatti rimasero non del tutto chiari e suscitarono polemiche, facendo sorgere dubbi sull'operato dei carabinieri e sull'effettiva necessità di uccidere tutti i brigatisti sorpresi dell'appartamento. 
4 maggio: Emanuele Basile - A Palermo la mafia uccide il Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, impegnato in un’importante indagine sul narcotraffico. Medaglia d'oro al valor civile alla memoria, la sera del 4 maggio 1980 mentre con la figlia Barbara di quattro anni e la moglie Silvana Musanti aspetta di assistere allo spettacolo pirotecnico della festa del Santissimo Crocefisso a Monreale, un killer mafioso gli spara alle spalle e poi fugge in auto atteso da due complici. Basile viene trasportato all'ospedale di Palermo dove i medici tenteranno di salvargli la vita con un delicato intervento chirurgico ma il carabiniere morirà durante l'operazione lasciando nel dolore la moglie e lo stesso Paolo Borsellino che era corso in ospedale.

12 maggio: Alfredo Albanese - Commissario Capo di P.S. di Venezia, responsabile della Sezione Antiterrorismo, Vice Questore aggiunto. Medaglia d'oro al valor civile alla memoria, opera in stretta collaborazione con il giudice Calogero ed il generale Dalla Chiesa. Nei pressi della sua abitazione, è affrontato da un commando delle Brigate Rosse e crivellato di colpi. Muore durante il trasporto al policlinico Umberto I, lasciando la moglie Teresa in attesa del primo figlio. 
28 maggio: Walter Tobagi - Il 28 maggio, a Milano, quattro brigatisti del gruppo '28 marzo', uccidono vigliaccamente il giornalista Walter Tobagi, 33 anni, inviato del Corriere della Sera e docente di Storia Contemporanea. Il killer delle BR, Marco Barbone di origine barese, pentito e libero fin dal 1984, gli scaricò cinque colpi di pistola nella schiena. Walter Tobagi - scrive Giovanni Russo per la Gazzetta - è stato ucciso per colpire tutti i giornalisti che non servono il potere, che lo criticano anche severamente ma che si battono nello stesso tempo per modificare il modo con cui si fa politica nel nostro Paese. Lo sapeva - scrive Sabino Aquaviva - me lo ha spiegato lui stesso: si colpiscono coloro che scavano nel fenomeno per capirlo, che con il loro lavoro obiettivo e sereno sono, forse, più pericolosi di altri che 'sparano' contro la guerriglia. Ecco perché Tobagi. 
28 maggio: Francesco Evangelista - a Roma, tre agenti della Polizia di Stato in borghese, di guardia al più popoloso Liceo della Capitale "Giulio Cesare", vengono avvicinati e crivellati da 18 colpi di pistola col silenziatore dall'ennesimo 'commando' brigatista: l'agente Franco Evangelisti resta ucciso, gli altri due, feriti gravemente.
19 giugno : Pasquale Viale - Nel carcere delle Nuove di Torino viene ucciso dai brigatisti il detenuto Pasquale Viale.
23 giugno : Mario Amato - a Roma, il sostituto procuratore, Mario Amato, è in attesa dell'autobus. Una moto con due giovani a bordo si ferma a pochi metri dal Giudice. Il passeggero scende, tira fuori la pistola e con un unico colpo alla nuca, lo uccide. Amato è titolare di tutte le inchieste sull'eversione nera a Roma e nel Lazio. Sapeva che il suo nome era su una lista di Magistrati da eliminare, ma ugualmente, viaggiava senza scorta. L'aveva chiesta, ma non era riuscito ad ottenerla. Il capo della procura romana, Giovanni De Matteo, riteneva 'fantasiose' le inchieste di Amato negandogli perfino un aiuto. 
27 giugno: Strage di Ustica - nella sera di venerdì 27 giugno 1980, un aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia, decollato dall'Aeroporto di Bologna e diretto all'Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo all'improvviso e cadde nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza. Nell'evento persero la vita tutti gli 81 occupanti dell'aereo. 
2 luglio: Ugo Benazzi - Il detenuto nel carcere di Cuneo, Ugo Benazzi, viene ucciso dai NAP.
2 agosto: strage della Stazione di Bologna - Nell'attentato rimasero uccise 85 persone ed oltre 200 rimasero ferite. 
6 agosto: Gaetano Costa - Procuratore Capo di Palermo all'inizio degli anni ottanta. Fu assassinato dalla mafia mentre sfogliava dei libri su una bancarella, sita in un marciapiede di via Cavour a Palermo, a due passi da casa sua, freddato da tre colpi di pistola sparatigli alle spalle da due killer in moto. Causa di quella spietata esecuzione, il fatto che egli avesse firmato personalmente dei mandati di cattura nei confronti del boss Rosario Spatola ed alcuni dei suoi uomini che altri suoi colleghi si erano rifiutati di firmare. 
27 ottobre:  Biagio Inquinto, Francesco Zarrillo - due detenuti comuni nel carcere di Badde ’e Carros (NU), sono uccisi durante una rivolta dalle BR.
23 novembreTerremoto dell’Irpinia - Una violenta scossa di terremoto, con epicentro nell’Irpinia, sconvolge una vasta zona della Campania e della Basilicata: 6000 morti, 10.000 feriti, 300.000 senzatetto
1 dicembre: Giuseppe Furci -  Direttore sanitario del centro clinico del carcere di Regina Coeli da cui dipendevano i rilasci, i ricoveri e i trasferimenti dei detenuti, viene ucciso dalle Brigate Rosse con due colpi di pistola alla nuca.
24 dicembre: Chiude il Carcere dell’Asinara - senza alcun annuncio, scatta all’Asinara “l’ora zero”. Tutti i detenuti rinchiusi nel braccio speciale (dei Fornelli) vengono trasferiti con destinazione ignota.
 27 dicembre: La rivolta del carcere di Trani - Scoppia una rivolta nel carcere di Trani: 18 Agenti di Custodia sono presi in ostaggio da un gruppo di 70 detenuti. Chiedono la liberazione di tutti i "prigionieri politici" in cambio della liberazione del Giudice D'Urso. Ventiquattro ore dopo la rivolta è sedata da un blitz dei NOCS e del GIS.