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giovedì 30 luglio 2026

TELESE TERME, IL PARCO DEL GRASSANO

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Parco del Grassano è una stupenda oasi naturalistica che si trova a Telese Terme.

Telese è un comune Beneventano cullato dalla Valle Telesina, attraversata a sua volta dal fiume Rio Grassano che sfocia nel fiume Calore Irpino e dal Torrente Seneta che sfocia invece nel Rio Grassano.

Le origini di questo luogo risalgono al periodo romano e alla città di Telesia i cui ruderi si possono ancora ammirare nel comune beneventano di San Salvatore Telesino; ma ci soffermeremo sui tanti aspetti turistici del luogo alla prossima gita, la mia attenzione questa volta è rivolta al Parco del Grassano.

domenica 3 maggio 2026

IL GRANO E IL LOGLIO

 Per i delitti di pedofilia si instaura un formale processo e il prete che li compie è punito anche con la dimissione o la deposizione. La prescrizione per questi delitti è di 10 anni ma per quelli commessi da un chierico a danno di minore la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

 

Avv.Aldo Maturo

Da "Cronache e dintorni" - Nousedizioni

Non mi è piaciuta l’intervista di Mons. De Rosa, Vescovo di Telese-Cerreto-S.Agata, e, a dire il vero, non condivido neppure il comportamento del giovane universitario che ha scritto al vescovo una lettera aperta – coraggiosa per il contesto in cui vive – ma che ora sta trasformando la sua denunzia in una campagna personale che rischia di vanificare il valore apprezzabile del primo intervento.

Io non credo che il giovane si aspetti veramente una risposta da Mons. De Rosa – sarebbe ingenuo -  per cui la scelta di riproporre la sua lettera fa sospettare la voglia di riaccendere i riflettori ben sapendo che gli spettatori hanno lasciato la sala.

Le parole di Mons. De Rosa non potevano che creare uno scossone visto il ruolo che ricopre ma invero trovo grave il suo pensiero sulla pedofilia quanto quello sugli ebrei: “ho scoperto che ogni cosa che si tocca con loro e’ terribile. Capisco che abbiano sofferto con l’olocausto, ma non possono farne una bandiera, potrebbero essere più umili.”

 


Tutto parte dall’omelia del venerdi santo di Pasqua, in S.Pietro, un’omelia che ha scatenato un mare di polemiche incrinando il dialogo tra ebrei e cristiani. E’ lo stesso Cantalamessa a precisarlo.

“Approfittando del fatto che quest’anno la Pasqua ebraica cadeva nella stessa settimana della Pasqua cristiana, avevo deciso di far giungere agli ebrei un saluto da parte dei cristiani, proprio dal contesto del Venerdì Santo che è stato sempre, per loro, occasione di comprensibile sofferenza. Tanto più che il tema centrale della predica era contro la violenza e, di essa, il popolo ebraico ha molta esperienza lungo i secoli”.

Pochi giorni prima di Pasqua a padre Cantalamessa giunge una lettera da un amico ebreo che paragonava le persecuzioni contro gli ebrei, l’antisemitismo,  ai continui attacchi alla Chiesa e al Papa per i crimini dei preti pedofili. Antisemitismo inteso come atteggiamento culturale come quello che fa ricadere su tutto il popolo ebraico, anche attuale, la responsabilità della morte di Cristo. E’ la degenerazione del passaggio dalla responsabilità individuale a quella collettiva, un comportamento stereotipato, come quello in atto circa il fenomeno della pedofilia del clero. Cantalamessa decide bene (?!?) di citare questo concetto nella sua omelia pasquale senza prevedere cosa avrebbe scatenato.

A dire il vero il problema della generalizzazione  esiste ed anche
il “Corriere della sera” ha denunciato il diffondersi, nella cultura moderna, di un vero e proprio “anticristianesimo”. “Sono molti, del resto, a pensare che più che da amore e pietà per le vittime della pedofilia, la campagna dei media sia mossa da volontà di mettere in ginocchio la Chiesa”

L’ex sindaco di New York ha scritto su un giornale di Gerusalemme: “Credo che i continui attacchi da parte dei media alla Chiesa Cattolica e a Papa Benedetto XVI siano diventate manifestazioni di anti-cattolicesimo. La sequela di articoli sugli stessi eventi non ha più, a mio parere, lo scopo di informare, ma semplicemente di punire.”

Dello stesso avviso il rabbino Alon Goshen Gottstein sul più diffuso quotidiano di Israele “The Jerusalem Post” (11.04.2010) in un articolo dal titolo “Siamo dei cattivi ascoltatori”. Afferma che a suo parere gli opinionisti ebrei che hanno criticato l’omelia di padre Cantalamessa non l’hanno né sentita né letta. Probabilmente intervistati da un giornalista che chiedeva un commento su una frase del predicatore hanno dato una risposta su quella frase. I giornalisti, estrapolando la risposta dall’intero testo, hanno creato la scintilla, gli intervistati hanno risposto, rettificato ed è stato il caos.

Questa  stessa scintilla ha coinvolto, forse, il vescovo De Rosa che comunque – se le frasi riportate rispondono al suo pensiero -  ha sorpreso sia per quanto ha detto sugli ebrei sia  sui preti pedofili. E comunque, diversamente da padre Cantalamessa che ha chiesto pubblicamente scusa, non ha ritenuto di far conoscere il suo pensiero.

Quale Presidente diocesano della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) - anni '60 -  ho girato nel palazzo vescovile di Cerreto per anni né mai mi ha abbandonato, successivamente, l’interesse per certe problematiche vicine alla Chiesa.

Sappiamo anche noi laici che ogni volta che un Vescovo ha  notizia – almeno verosimile -  di un delitto grave, svolge una sua prima indagine e trasmette gli atti alla Congregazione per la Dottrina della Fede che, se non avoca a sè l’indagine, ordina al Vescovo di procedere.

Quello della pedofilia è un delitto grave riservato alla competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è previsto dall’art.6 comma 1 del “De gravioribus delicti” che punisce:

 1° il delitto contro il sesto comandamento (non commettere atti impuri) commesso da un chierico con un minore di diciotto anni (=pedofilia); viene equiparata al minore la persona che abitualmente ha un uso imperfetto della ragione;
2° l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori sotto i quattordici anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento.

Per questi delitti si instaura un formale processo e il prete che li compie è punito anche con la dimissione o la deposizione. La prescrizione per questi delitti è di 10 anni ma per quelli commessi da un chierico a danno di minore la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

Secondo il Card. Bagnasco, Presidente della CEI (Conferenza episcopale Italiana) – il massimo organo dei vescovi italiani -   “…la Chiesa ha sempre perseguito e dato indicazioni di massima trasparenza e fermezza nell’affrontare la pedofilia….omissis…. È sotto gli occhi di tutti il fatto che diversi vescovi di varie nazioni, una volta trovati responsabili di non essere prontamente intervenuti contro alcuni preti e avere nascosto i fatti, si sono dimessi.”

Per la legge italiana ( 6 febbraio 2006, n. 38) la pedofilia ed i reati sessuali sono puniti in forma gravissima, con la reclusione in qualche caso fino a 12 anni.

E’ un brutto momento per la Chiesa ed  è’ necessario fare una pausa. Evitiamo che per strappare loglio estirpiamo anche le spighe di grano che da millenni alimentano spiritualmente e materialmente milioni e milioni di fedeli.



 

mercoledì 25 febbraio 2026

TRE RAGAZZI DEL SUD

In un vecchio cassetto dei ricordi è riapparso questo articolo che avevo scritto per la scomparsa improvvisa, uno dopo l’altro, di tre agenti. Erano stati assegnati a Fossombrone nel 1977 tra gli uomini di “rinforzo” al nascente supercarcere, appena usciti dalle Scuole di formazione. Tre ragazzi del Sud, che imparammo presto a conoscere ed apprezzarne il valore.



     Aldo Maturo

 
Si presentarono quella mattina in gruppo, poco più che ventenni, emozionati di trovarsi nella portineria del supercarcere di Fossombrone, in attesa di superare quei cancelli che già riempivano le pagine dei giornali, in quei lontani giorni tra un lungo inverno e i primi risvegli della primavera 1977.

         I ricordi sfumano su quei visi di ragazzi allineati in portineria nelle loro divise nuove, i bagagli ammucchiati in un angolo, ritti su una discutibile posizione di “attenti” che faceva venire in mente “Una sporca dozzina”, il famoso film di Robert Aldrich.

         Tra loro Pasquale Vitale, Raffaele Pagano e Raffaele Cangiano, tre ragazzi del sud catapultati a Fossombrone dopo un lungo viaggio, con uno zaino d’ordinanza ed un pieno di gioventù fatto di allegria e di voglia di vivere. Erano i “rinforzi” e con il Comandante sperammo tanto che il Ministero non si fosse sbagliato.

       

 

Ben presto invece imparammo a conoscerli quei “ragazzi”, ore e ore in Sezione o di sentinella, disponibili, generosi, affidabili. Sono cresciuti professionalmente tra i suoni della sirena d’allarme, notti interminabili e giorni fatti di paure e di tensioni.

    Quando arrivarono speravano che quell’avventura finisse presto per poter rientrare nella loro terra e tra i loro affetti lontani. Ma Fossombrone poco a poco li ha incantati, assorbendoli per sempre.     Tre ragazzi, tre uomini, un’amicizia consolidatasi sul lavoro e la scelta di tre ragazze del posto per creare famiglie felici.

    Ma un filo sottile ha legato il loro destino accomunandoli in una morte improvvisa che non sai giustificare e che ti segna per sempre. 

    Come per un appuntamento, se ne sono andati uno dopo l’altro quei tre ragazzi del sud, in silenzio come erano venuti, bruciando i tempi. Un brutto sogno, diventato realtà.



domenica 23 novembre 2025

LA PIZZA ROSSINI, A PESARO È “LA PIZZA”, NEL RESTO D’ITALIA UN ABOMINIO

 A Pesaro è la pizza per eccellenza ma nel resto d’Italia è un abominio. Con le uova sode e la maionese, esiste solo nella città marchigiana e nei suoi dintorni, dove è amata da decenni.


 

«Quando invito degli amici a casa per una pizza e mi accorgo di non avere la maionese e le uova, be’, è un bel guaio: devo inventarmi uno stratagemma, farmeli prestare o ritardare l’appuntamento per andare a comprare tutto l’occorrente al supermercato», dice Andrea Petreti, un ragazzo nato e cresciuto a Pesaro, nelle Marche. Una persona che ha poca familiarità con la cultura gastronomica pesarese potrebbe considerare queste premure blasfeme, o quantomeno eccentriche. Eppure, racconta Petreti, «a Pesaro la pizza si mangia soprattutto in questo modo: uova sode e maionese. A cena, per merenda, addirittura a colazione».

sabato 1 novembre 2025

I PIATTI TIPICI ITALIANI


Viaggio tra i piatti più caratteristici della cucina italiana

 

·       Piemonte-Agnolotti:

 

 

·       Valle D'Aosta - Fonduta:

 


·       Liguria- Trofie al pesto


 

martedì 30 settembre 2025

LA FLOTTILLIA E IL RISCHIO DEL BARATRO, SIMBOLI, REALTA', ILLUSIONI

 Un singolo incidente, una vittima civile, un’esplosione di violenza registrata dalle telecamere, potrebbe incendiare l’opinione pubblica mondiale e innescare reazioni a catena. Nelle guerre contemporanee l’immagine pesa quanto, se non più, della forza militare. Immaginiamo lo scenario peggiore: un attacco, vittime civili, immagini in mondovisione. L’Italia scossa, il governo costretto a reagire, Israele che difende la legittimità delle sue azioni, l’Europa divisa, le piazze che si riempiono. Sarebbe un terremoto politico globale, forse l’innesco di una nuova fase del conflitto mediorientale.


 Carla Napolitano, 29.9.25

C’è un’immagine che ritorna spesso nella storia: quella di navi che sfidano un blocco, che tentano di forzare un confine invisibile sul mare. Non è soltanto la cronaca di un convoglio ma l’eterna rappresentazione della tensione tra diritto e forza, tra ideale e calcolo geopolitico. Oggi questa immagine prende forma nella flotilla diretta verso Gaza. Queste imbarcazioni, come sappiamo, con a bordo attivisti internazionali, tra cui italiani, determinati a consegnare aiuti umanitari sfidando apertamente l’embargo imposto da Israele.

Il punto non è solo se gli aiuti arriveranno o meno. Il punto è cosa accadrà nel momento esatto in cui la linea del blocco verrà varcata.

domenica 24 agosto 2025

VIOLENZA DOMESTICA, IL GESTO DELLA MANO PER CHIEDERE AIUTO

 

Si chiama Signal for help il gesto fatto con le mani, silenzioso ma incisivo, per lanciare un segnale di aiuto per riconoscere e salvare le vittime della violenza. Quel pollice della mano piegato e le quattro dita in alto, poi chiuse in pugno, si sono trasformati nella richiesta urgente di aiuto che tutti dobbiamo imparare a riconoscere.

Sabrina Petrazzuolo *

 

 

https://dilei.it/notizie/video/signal-for-help-segnale-internazionale-contro-violenza-domestica/1002915/

 

 

Tutto comincia dalle mani: un semplice gesto che però racchiude il dolore e il dramma delle tantissime donne che, ogni giorno, subiscono una violenza. L’iniziativa è nata dall’associazione Canadian Women’s Foundation e, in pochi mesi, è diventata popolare in tutto il mondo.

Si chiama Signal for Help ed è un gesto, fatto con le mani, per lanciare un segnale d’aiuto silenzioso ma incisivo che, se accolto e compreso, può salvare la vita di molte donne. 

sabato 9 agosto 2025

IL CASCONE DI VALENTINO ROSSI? "UN MONUMENTO DI SPUDORATA IDOLATRIA CIRCENSE,MAMMOZZONE, OBBROBRIO VISIVO

Filippo Ceccarelli (Venerdi di Repubblica) punta il dito contro la megalomania del potere, spesso di sinistra, che insegue l'effetto a tutti i costi e si porta dietro la trafila di "impiccetti vari" che ne consegue. Il casco di Valentino Rossi a Pesaro con l'allora sindaco Matteo Ricci, per lui, ne è un esempio.

 

di Irene Natali

8 agosto 2025


Un enorme casco alto sei metri e largo quattro, piazzato sul lungomare di Pesaro senza che nessuno abbia espresso almeno una perplessità, una, sullo stile di comunicazione dell'opera e, più in generale, delle opere che il sindaco di Pesaro Matteo Ricci lascerà ai posteri.
Nella sua rubrica su Il Venerdì di Repubblica, Filippo Ceccarelli ha sbertucciato il cascone blu che campeggia a Pesaro in omaggio alla gloria sportiva di Valentino Rossi

domenica 22 giugno 2025

IL NIBBIO, SU NETFLIX LA STORIA DI NICOLA CALIPARI

Da giovedì 19 giugno su Netflix il film su Nicola Calipari, alto ufficiale dei servizi segreti italiani,  ucciso sulla strada che va all'aeroporto di Baghdad dal "fuoco amico" di un posto di blocco americano, la cui presenza e attività in quel luogo e in quel momento mai è stata davvero chiarita.

Aveva appena liberato Giuliana Sgrena, giornalista de IL Manifesto, sequestrata da 28 giorni da terroristi durante la guerra in Iraq. A sparare fu un giovane soldato italo americano, di guardia al chek-point a pochi metri dall’aereo che lo avrebbe riportato in Italia. Era il periodo pasquale e a quel soldato avevo scritto la mia lettera aperta, “BUONA PASQUA SOLDATO RYAN”.

 

Aldo Maturo

 

 

Soldato Ryan,

 

scusami se ti chiamo così, ma non conosco il tuo nome ed ho pensato di dartene uno, uno diventato famoso in quell’altro mattatoio della storia chiamato Normandia.

  Forse hai perso il conto, ma sono due anni che sei lì, anche se qualcuno ti aveva assicurato che sarebbe stata una guerra lampo. Quante volte a bordo del tuo gigantesco tank, sferragliando in quel truce teatro di distruzione e di morte, ti sono tornate in mente le tue verdi e sconfinate praterie o quelle squallide ma amichevoli periferie dove sei cresciuto? Quante volte hai ripensato al giorno in cui hai accettato di arruolarti, ammaliato dal mito della “lotta al terrorismo internazionale”, della nobile missione di “esportare la democrazia”, mentre in cuor tuo pensavi solo a quel mucchio di dollari che nel tuo paese mai avresti messo insieme in tempi così brevi?

martedì 13 maggio 2025

LA VECCHIAIA

 

— Sai qual è la cosa più dura dell’invecchiare?

— Dimmi.

— Diventi invisibile.

Finché sei giovane, in qualche modo esisti: sei “quello simpatico”, “quello elegante”, “quello forte”, “quello brillante”. Qualcuno ti guarda, ti nota, ti chiama per nome.

Poi, lentamente, cambi.

Diventi “il signore con i capelli bianchi”. E basta.

È come se sparissi agli occhi del mondo.

domenica 29 dicembre 2024

I FALSI AMICI

 Distinguere tra amici sinceri e quelli inautentici può rivelarsi una sfida, ma esistono specifici modelli di comportamento e caratteristiche che ci possono guidare. Ci sono persone che sono così brave a fingere di essere vicine e solidali da rendere molto difficile determinare se si tratta di veri amici o falsi amici. Di solito si nascondono dietro la maschera di amici buoni, leali e disinteressati mentre segretamente nutrono invidie e gelosie.

 

Le amicizie possono essere una parte fondamentale nella nostra vita. Gli amici offrono aiuto nei momenti difficili, forniscono una fonte di conforto e gioia e ci sostengono quando ne abbiamo bisogno. Sfortunatamente, non tutte le relazioni sono così sane e reciprocamente vantaggiose. Molti vivono la spiacevole esperienza di avere a che fare con persone che si rivelano essere opportuniste o false. In questi casi, quella che può iniziare come una relazione apparentemente affidabile può trasformarsi rapidamente in un rapporto poco sincero e appagante.

. Avere a che fare con falsi amici può avere un impatto negativo sul nostro benessere psicologico e può essere molto doloroso sul piano emotivo. Scoprire che una persona che credevamo affidabile in realtà ci disprezza o ci tradisce fa perdere la fiducia nelle relazioni e genera un abbassamento dell'autostima.

 

domenica 22 dicembre 2024

QUEI GIORNI PIU' LUNGHI - FOSSOMBRONE 1976-1981

 

A chi c’era perché ricordi, a chi non c’era perché sappia

                                               

 

 

Aldo Maturo


Queste pagine sono nate dalla consapevolezza che gli anni 1976-1981, oltre ad aver terrorizzato l’Italia per essere stati – come è stato storicamente accertato – i più terribili della storia repubblicana, hanno coinciso per gli abitanti di Fossombrone con il disagio di trovarsi “in casa” i detenuti più pericolosi del Paese e l’imposizione  di dover convivere con questa presenza ingombrante, fonte di preoccupazioni e pericoli.

mercoledì 30 ottobre 2024

EDUCARE E' INSEGNARE A VOLARE

 

 “ Educare vuol dire togliere”

Quando un genitore dice: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia.

Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve a niente no? Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima.

domenica 8 settembre 2024

LA CLESSIDRA

 

Non ti rimangono molti anni da vivere e, inoltre, non potrai portare nulla con te quando te ne andrai. Per questo motivo, sii parsimonioso ma senza sacrificare il tuo benessere.

Spendi il denaro che devi spendere, goditi ciò che va goduto e dona quello che puoi.

Non preoccuparti di cosa accadrà quando non ci sarai più, perché una volta diventato polvere, non sentirai né le lodi né le critiche, né se verranno a trovarti al cimitero o se ti dimenticheranno.

Il momento per godersi la vita è ora, e i beni che hai guadagnato con tanta fatica dovrebbero essere goduti.

Non preoccuparti troppo per i tuoi figli, poiché avranno il loro destino e troveranno la loro strada.

Prenditi cura, invece, dei tuoi nipoti: amali, viziali e cerca di goderne finché puoi.


domenica 7 luglio 2024

SEI PROVINCIALE SE.......

E’ una questione culturale, non c’è dubbio, ma non di quelle legate all’istruzione scolastica. Si tratta di chiusura e paura: rispetto al nuovo, al diverso, agli altri. In generale è un problema delle città di periferia e dei paesi. Se in provincia non ci sei nato, queste cose non le capisci nemmeno. 


 

  • Vivi a metà perché tormentato da quel “e poi la gente che deve pensare?”;
  • Anziché chiarire davanti, sparli da dietro;
  • Sei alla continua ricerca di etichette per ogni comportamento e ogni personalità diversi dai tuoi, solo perché le tue certezze risiedono soprattutto nei tuoi schemi;
  • Credi in un’impresa solo un attimo dopo che è diventata possibile, o che ci crede la maggior parte della gente. Peccato che la si costruisca prima;
  • Ricevi una gentilezza ma non ringrazi per timore di diventare debitore della persona cortese. Lo stesso motivo per cui tu sei gentile con gli altri solo quando credi di poterne ricavare qualcosa;
  • Appena puoi ergi muri utili a creare un “noi” e un “voi”;

 

domenica 30 giugno 2024

INVIDIA : LA SINDROME DEL PAPAVERO ALTO

Quando assistiamo al successo degli altri può capitare di sentirci invidiosi, frustrati o insoddisfatti verso la nostra stessa vita. La chiamano "sindrome del papavero alto" ed è una condizione di particolare disagio dovuta all'invidia del successo altrui.La sindrome del papavero alto si verifica quando ci scontriamo con qualcosa degli altri che noi non abbiamo


 

Cos'è la sindrome del papavero alto?

 

La sindrome del papavero alto è quella sensazione di invidia che potremmo provare quando qualcuno attorno a noi sta avendo successo. Il nome "sindrome del papavero alto" trae spunto da un aneddoto storico sull'imperatore Tarquinio il Superbo. Quando gli fu chiesto consiglio su come mantenere un buon controllo sulla popolazione, Tarquinio il Superbo iniziò a camminare nei campi tagliando i papaveri che trovava più alti rispetto ad altri. Con questo gesto, l'imperatore spiegò che, per mantenere il controllo, occorreva "eliminare tutto ciò che stava al di sopra degli altri". Da questo aneddoto, il nome "sindrome del papavero alto" è stato, quindi, utilizzato per indicare le ripercussioni del successo altrui sulle singole persone

 

giovedì 21 dicembre 2023

ANSIA DA NATALE: COS'E' E COME AFFRONTARLA

L’ansia da Natale è un fenomeno molto condiviso e più comune di quanto si sarebbe portati a credere, soprattutto in Italia.Quello che dovrebbe essere un periodo di vacanza, di relax e di vicinanza familiare viene percepito sempre meno come una vacanza e sempre più come una responsabilità e un obbligo sociale nei confronti di amici e parenti.


 

L’atmosfera natalizia, le decorazioni, le luci, i profumi, le canzoni, i dolci, le vacanze: tutto dovrebbe contribuire a farci sentire più felici e a nostro agio; eppure, secondo un sondaggio condotto da Eurodap, Associazione Europea disturbi da Attacchi di panico, il settanta per cento degli italiani associa al Natale sensazioni di ansia e preoccupazione.

La corsa ai regali, gli interminabili cenoni con i parenti e l’anno nuovo che inizia a fare capolino sul calendario (rigorosamente digitale e già pieno di impegni) possono, infatti, rappresentare un’importante fonte di forte stress.

sabato 14 ottobre 2023

LA GUERRA TRA HAMAS E ISRAELE SPIEGATA

La storia del conflitto tra palestinesi e israeliani inizia ancora prima del 1948, anno di nascita dello Stato d'Israele. Tutti i passaggi che hanno portato alla situazione di oggi, spiegati in maniera chiara per chi - insegnanti o genitori - avesse il desiderio di far comprendere lo scenario ai più giovani.

di Antonio Carioti

Corriere della Sera 14.10.23

 

 

Il conflitto che oppone le forze armate israeliane e i fondamentalisti islamici palestinesi del movimento Hamas ha origini lontane nel tempo. Lo Stato d’Israele nacque nel 1948, ma già ai primi del Novecento pionieri ebrei avevano cominciato a trasferirsi in Terrasanta, allora parte dell’Impero ottomano (predecessore dell’attuale Turchia), per sfuggire alle frequenti persecuzioni antisemite di cui erano vittime soprattutto in Europa orientale. A promuovere l’immigrazione era il movimento sionista, che voleva costituire uno Stato per gli ebrei nella terra da cui erano stati cacciati nell’antichità dai dominatori romani. 

sabato 8 luglio 2023

L'INFANZIA NEGATA

 Una dura realtà che deruba il futuro ai bambini e all’umanità.Questi piccoli schiavi invisibili nel mondo sono ancora oggi 152 milioni, vittime di lavoro minorile.

 


“Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”. Così diceva Iqbal Masih, un bambino pakistano diventato in tutto il mondo simbolo della lotta contro il lavoro minorile. Venduto dalla sua famiglia a un fabbricante di tappeti, costretto a lavorare incatenato ad un telaio, Iqbal riuscì a fuggire e inziò a partecipare a dibattiti e manifestazioni contro la schiavitù dei minori. Fu ucciso a 12 anni in circostanze mai chiarite.