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lunedì 8 giugno 2026

FOSSOMBRONE, CELLA 42, IL GIORNO PIU' LUNGO

 C’era da aspettarselo prima o poi in un carcere dove erano concentrati  i più pericolosi criminali, assassini, rapinatori, rivoltosi, plurievasi e killer delle carceri. La loro presenza, unita ai più famosi capi ed esponenti delle Brigate Rosse, di Prima Linea, delle Unità Combattenti Comuniste, di Potere Operaio e di altre decine di sigle del terrorismo rosso, creava una miscela esplosiva che metteva a dura prova le capacità professionali di tutti noi. Non a caso diversi storici, analizzando successivamente quegli anni, li definiranno “clima da guerra civile”.


Aldo Maturo


 

         Quella giornata del 7 ottobre 1980 rimarrà indelebile nella mia mente e fu quella che mi convinse che dovevo mettere la parola fine alla direzione del supercarcere di Fossombrone, anche perché da quasi un anno il Gen.dalla Chiesa – che mi aveva voluto a quella Direzione -  aveva lasciato l’incarico di Coordinatore della Sicurezza degli Istituti di Prevenzione e Pena perché promosso e nominato Comandante della prestigiosa Divisione Pastrengo di Milano.  Erano stati anni  trascorsi in continua fibrillazione, iniziati con l’esperienza dell’evasione del 5 gennaio 1977 e svoltisi ininterrottamente tra rivolte, bombe, proteste, proclami, allarmi continui di attentati, omicidi e, quella mattina, per non farci mancare niente, con il sequestro di tre agenti dai risvolti imprevedibili.

mercoledì 25 febbraio 2026

TRE RAGAZZI DEL SUD

In un vecchio cassetto dei ricordi è riapparso questo articolo che avevo scritto per la scomparsa improvvisa, uno dopo l’altro, di tre agenti. Erano stati assegnati a Fossombrone nel 1977 tra gli uomini di “rinforzo” al nascente supercarcere, appena usciti dalle Scuole di formazione. Tre ragazzi del Sud, che imparammo presto a conoscere ed apprezzarne il valore.



     Aldo Maturo

 
Si presentarono quella mattina in gruppo, poco più che ventenni, emozionati di trovarsi nella portineria del supercarcere di Fossombrone, in attesa di superare quei cancelli che già riempivano le pagine dei giornali, in quei lontani giorni tra un lungo inverno e i primi risvegli della primavera 1977.

         I ricordi sfumano su quei visi di ragazzi allineati in portineria nelle loro divise nuove, i bagagli ammucchiati in un angolo, ritti su una discutibile posizione di “attenti” che faceva venire in mente “Una sporca dozzina”, il famoso film di Robert Aldrich.

         Tra loro Pasquale Vitale, Raffaele Pagano e Raffaele Cangiano, tre ragazzi del sud catapultati a Fossombrone dopo un lungo viaggio, con uno zaino d’ordinanza ed un pieno di gioventù fatto di allegria e di voglia di vivere. Erano i “rinforzi” e con il Comandante sperammo tanto che il Ministero non si fosse sbagliato.

       

 

Ben presto invece imparammo a conoscerli quei “ragazzi”, ore e ore in Sezione o di sentinella, disponibili, generosi, affidabili. Sono cresciuti professionalmente tra i suoni della sirena d’allarme, notti interminabili e giorni fatti di paure e di tensioni.

    Quando arrivarono speravano che quell’avventura finisse presto per poter rientrare nella loro terra e tra i loro affetti lontani. Ma Fossombrone poco a poco li ha incantati, assorbendoli per sempre.     Tre ragazzi, tre uomini, un’amicizia consolidatasi sul lavoro e la scelta di tre ragazze del posto per creare famiglie felici.

    Ma un filo sottile ha legato il loro destino accomunandoli in una morte improvvisa che non sai giustificare e che ti segna per sempre. 

    Come per un appuntamento, se ne sono andati uno dopo l’altro quei tre ragazzi del sud, in silenzio come erano venuti, bruciando i tempi. Un brutto sogno, diventato realtà.



mercoledì 23 dicembre 2020

CARCERE, MA NON E' UNA COSA SERIA

 Nessuno può speculare sull'amarezza di quanti nel carcere, a diverso titolo, hanno abdicato ormai ad ogni riconoscimento e dignità professionale, ma nonostante tutto continuano a fare in silenzio il loro dovere barrando sul calendario le crocette sui giorni che mancano per la pensione.


 

Aldo Maturo – 18.12.2020 - per

https://www.studiocataldi.it/articoli/39765-carcere-ma-non-e-una-cosa-seria.asp

 

 

Quando in un vecchio convegno gli operatori penitenziari dissero che le nostre carceri erano le più civili del terzo mondo parlarono come sovversivi ad una platea assente e distratta che ha continuato ad ignorarli per anni. Ora che i politici hanno scoperto che le carceri italiane hanno raggiunto un livello di disumanità da non ritorno, i più ottimisti possono sperare che sta per cambiare qualcosa. In realtà il gioco delle parti continua con l'unica conseguenza che il carcere continua ad affondare. 

domenica 29 novembre 2020

FOSSOMBRONE, GLI AGENTI, i "COLLEGHI" E I "TIRACATORC"

Casa Reclusione Fossombrone

Aldo Maturo

(ex Direttore C.R.Fossombrone)

 

 “Vi sono dei momenti, nella vita, in cui   tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre". Questa una delle frasi più belle del libro di Oriana Fallaci, “La rabbia e l’orgoglio”.

Ho scelto di prenderla in prestito dalla Fallaci - e  mi sono deciso a fare questa puntualizzazione - perché sto leggendo un libro sulla vita di un ergastolano che ha trascorso diversi anni nel carcere di Fossombrone. 

 

lunedì 2 novembre 2020

FOSSOMBRONE: QUARANT'ANNI FA LA RIVOLTA NEL SUPERCARCERE

Ottobre 1980, a Fossombrone quattro detenuti prendono in ostaggio tre guardie. Così due giornalisti di Pesaro contribuirono al lieto fine.

 


 

di Giorgio Guidelli – Resto del Carlino, 1.11.2020

 

Dormiva. Presero a grandinare squilli di telefono. Di quello con la cornetta grigia. E la rotella che gira. "Buongiorno dottore, sono Aldo Maturo". Enzo Polverigiani s’issò come una ‘spina’ pizzicata in branda. "Senta, dovrebbe venire quassù, a Fossombrone, che i detenuti vorrebbero parlare col Ministero ma anche con i giornalisti". Era accaduto questo: che al supercarcere quattro detenuti avevano pigliato in ostaggio tre guardie.

giovedì 3 ottobre 2019

FOSSOMBRONE, SECOLI DI CARCERE

Fossombrone (PU) - Panorama

La città di Fossombrone, antica cittadina di origini romane posta nella valle  del Metauro, sulla antica via Flaminia, ha una lunga tradizione sia di istituti penitenziari che di abitanti occupati al carcere. E’ stata una città importante, per tantissimi secoli amministrata dal potere religioso, situato nella Diocesi Vescovile, dal potere cittadino con sede in Comune e dal potere statale che faceva capo ai Malatesta e poi dai Duchi di Urbino. Questi tre poteri erano ben presenti ai cittadini forsempronesi e ai forestieri che giungevano in città per trattare con la borghesia locale, rappresentata dai rispettivi palazzi edificati lungo la via Flaminia.

 

Ognuno dei tre poteri ebbe, in periodi diversi, proprie carceri e naturalmente “guardie carcerarie”, definizione modificatasi più volte nei secoli fino a diventare oggi “polizia penitenziaria”.

 

lunedì 16 settembre 2019

CARCERE, I VINTI E I VINCITORI


Al carcere si chiede l'assurdo: "Ti parcheggio certi uomini. Aggiustali, poi tieniteli".

Casa Circondariale di Pesaro
 
 di don Marco Pozza - Cappellano nella Casa di Reclusione di Padova
 
Sussidiario.net, 15 settembre 2019
 
Il carcere è il parcheggio imbruttito e trascurato della città: erbacce, asfalto dismesso, segnaletica insufficiente. Non esiste parcheggio, a rigor di logica, che faccia funzione di officina: abbandonando una macchina rotta in un parcheggio, non la si ritroverà aggiustata. Al carcere, invece, sovente si chiede l'assurdo: "Ti parcheggio certi uomini. Aggiustali, poi tieniteli".

martedì 4 luglio 2017

FOSSOMBRONE : L'ATTENTATO FALLITO

Il commando di assalto  si era appostato per tutto il mese di luglio sulla collina di fronte al carcere per controllare i movimenti del personale di sorveglianza.  Sarebbe stato composto da 20 persone, divise in 4 gruppi. I primi tre avrebbero dovuto affrontare, con un conflitto a fuoco, i carabinieri che circondavano il carcere 24 ore su 24.  Il quarto commando avrebbe dovuto aprire il varco nel muro di cinta con una carica esplosiva.

cliccare per ingrandire
 Aldo Maturo
(ex) Direttore Casa Reclusione Fossombrone

 
L’assalto al supercarcere di Fossombrone, previsto per il mese di agosto 1982, saltò per il succedersi di eventi del tutto fortuiti. Se fosse scoccata l’ora X, ci sarebbero state molte vittime. Il carcere era presidiato dalle sentinelle e dai carabinieri, che lo circondavano notte e giorno. Un conflitto a fuoco sarebbe stato inevitabile e d’altra parte era stato preventivato anche dai terroristi, come risultò dalla scoperta del piano di attacco. 

martedì 18 aprile 2017

FOSSOMBRONE E GLI AGENTI "COLLEGHI"

Aldo Maturo

“Vi sono dei momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre". Questa una delle frasi più belle del libro di Oriana Fallaci, “La rabbia e l’orgoglio”.
Ho scelto di prenderla in prestito dalla Fallaci - e  mi sono deciso a fare questa puntualizzazione - perché sto leggendo un libro sulla vita di un ergastolano che ha trascorso diversi anni nel carcere di Fossombrone. 

venerdì 13 novembre 2015

STANZE DELL'AMORE E INTERNET IN CARCERE


Con circolare del 2 novembre 2015 è stata data ai detenuti la possibilità di collegarsi ad internet e di fare colloqui con Skype. In parlamento è all’esame una proposta di legge per creare nelle carceri le “stanze dell’affettività”, come avviene nei maggiori Paesi d’Europa. Sono 31 i Paesi europei (ma è così anche in India, Messico, Israele, Canada) che prevedono la possibilità per i detenuti di usufruire, in carcere, di spazi in cui trattenersi con persone cui sono legate affettivamente, al riparo dal controllo visivo degli agenti penitenziari. Il riconoscimento di un vero e proprio diritto soggettivo all’affettività inframuraria è anche l’approdo raccomandato da atti del Consiglio d’Europa, del Parlamento europeo e da sentenze della Corte di Strasburgo


  Dr.Aldo Maturo
Primo Dirigente Penitenziario (1974-2005)



Gli ultimi “rumori” che salgono dal carcere sono in decisa controtendenza rispetto agli orientamenti della pubblica opinione, traumatizzata ogni giorno dalle notizie di cronaca che non ci risparmiano furti, delitti, rapine, corruzione e tutto quanto ci può offrire una criminalità in passamontagna o in camicia bianca. Ma questo è il problema dell’eterna contraddizione che si vive da sempre nelle carceri, oscillanti da sempre sul pendolo dei buonisti o dei giustizialisti.
Nel quadro di nuove sperimentazioni, fa il suo ingresso in carcere la Rete Internet, da sempre bandita per motivi di sicurezza, e si affacciano all'uscio le "stanze dell'amore".

martedì 23 giugno 2015

FORSE SOFRI NON SA...


Tra gli esperti chiamati dal ministro della Giustizia Andrea Orlando come consulenti per riformare il sistema penitenziario italiano c’è Adriano Sofri. L’ex leader di Lotta Continua condannato in via definitiva a 22 anni di carcere quale mandante dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi nel 1972, sarà il responsabile di istruzione e cultura. Due giorni prima di Natale 1997 Sofri, allora detenuto, aveva scritto un polemico articolo contro i Direttori degli Istituti penitenziari che scioperavano. Il Corriere Adriatico aveva ospitato in pagina nazionale questo mio intervento.
Corriere Adriatico, 24.12.1997

 
Aldo Maturo

Le affermazioni ed i commenti gratuiti del detenuto Adriano Sofri, riportate sulla prima pagina de “La Repubblica”, martedi 23 dicembre, a proposito dello sciopero indetto dal Sindacato dei Direttori degli Istituti Penitenziari per la vigilia di Natale, assumono un significato ancora più grave perché provengono da una persona che il carcere dovrebbe conoscerlo e che riesce, da detenuto ancora più che da libero, ad avere tutto lo spazio necessario sui giornali e in tv.

domenica 19 aprile 2015

IO E ARMIDA


Oggi ricorre il triste anniversario della morte di Armida Miserere, direttrice del carcere di Sulmona, morta il 19 aprile 2003 a 47 anni. Si era sparato un colpo di pistola alla testa, nell’ alloggio demaniale di quel carcere che dirigeva da circa 10 anni. 
Con Armida, la collega in tuta mimetica, ho lavorato insieme in importanti incarichi affidatici dal Ministero e la sua immagine è rimasta intatta nella mia mente. 




Aldo Maturo




  Per terroristi e mafiosi era una donna dura. All’Ucciardone la chiamavano la “fimmina bestia”. Spesso indossava la tuta mimetica degli agenti, cosa del tutto inconsueta per un direttore, che non è un militare. 

Per i colleghi era una donna rigorosa, preparata, nervosa ed intransigente. La sua vita era stata segnata per sempre dalla morte del compagno, Umberto Mormile, educatore del carcere di Milano Opera. Era stato assassinato nel 1990, su ordine di Domenico Papalia, considerato il capo della ‘ndrangheta in Lombardia. La cosa l’aveva sconvolta come donna ma aveva anche condizionato per sempre il suo modo di essere direttore.


lunedì 16 marzo 2015

16 MARZO 1978 - IL GIORNO DELLA PAURA



Sono passati 39 anni da quel terribile giorno, ma non si possono dimenticare le prime ore del sequestro di Aldo Moro, vissute nel supercarcere di Fossombrone faccia a faccia con i capi delle Brigate Rosse. Mi vennero in mente i western della mia gioventù, quando il Forte sperduto nella periferia si preparava all’attacco finale degli indiani.

Il supercarcere di Fossombrone



Aldo Maturo
 
Il 16 marzo del 1978, con il sequestro Moro, iniziarono i 55 giorni più misteriosi dell’intera storia dell’Italia repubblicana. Le Brigate Rosse sterminarono la sua scorta, colpendo al cuore dello Stato, termini che per noi erano familiari perché  li leggevamo tutti i giorni nei comunicati che i brigatisti ci consegnavano.
L’Italia si fermò. Nelle strade, nelle case, negli uffici, nelle fabbriche gli occhi erano incollati davanti alle tv che mandavano in diretta le immagini in bianco e nero degli uomini di scorta di Aldo Moro. Erano corpi straziati, bagnati di sangue, stesi sull’asfalto o scomposti nelle auto crivellate di colpi. La morte li aveva colti con le pistole in pugno, inadeguate di fronte allo sbarramento di fuoco che aveva devastato l’auto di Moro e le due di scorta.
Nel carcere di Fossombrone la notizia mi arrivò per telefono da un amico, si divulgò in un attimo come un fulmine tra gli agenti e tra gli stessi detenuti. Di certo alcuni di loro già sapevano, perchè erano tra i capi delle Brigate Rosse. 


sabato 13 dicembre 2014

FOSSOMBRONE: IL CARCERE CHE HA SEGNATO LA NOSTRA STORIA




Nel 1941 è stato anche carcere femminile. 199 donne tra cui 152 donne jugoslave condannate dai tribunali di guerra a pene molto severe. Erano a disposizione della Polizia segreta tedesca di Firenze e del Comando militare tedesco di Lubjana.

                                                        cliccare sulla foto per ingrandire


(da : Aldo Maturo - "Il carcere che ha segnato la nostra storia" -  Il Resto del Carlino -  8 febbraio 2013)


Forse è il mese di luglio quello che da sempre scandisce i trapassi storici del vecchio “carcerone”, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti di Fossombrone.  Quello del 1977 segnò il passaggio a carcere di massima sicurezza, destinato ad ospitare selezionatissimi detenuti a capo  di organizzazioni criminali comuni o terroristiche. 
In quello del 1932 si passò da Casa di Segregazione Cellulare a Casa di Reclusione per delinquenti abituali, professionali o per tendenza, con il fine di dare attuazione al principio, già maturato in quel periodo, di una funzione sociale e pedagogica della pena. L’obiettivo  era che il livello di vita nelle prigioni non doveva mai superare quello più basso sofferto dalla popolazione libera.