mercoledì 24 febbraio 2016

SEI DI TELESE SE....

Facebook e il valore della memoria collettiva....Magia dei social network, magie della rete capace di mettere in comunicazione persone fisicamente distanti l’una dall’altra ma con la mente e il cuore saldamente ancorati alle proprie radici.

Foto storica Bar delle Terme


 di Gianluca Brignola
8 febbraio 2014, Hub Magazine.it

 Può capitare che una comunità perennemente alla ricerca di una memoria collettiva, magari da tramandare alle giovanissime generazioni o a chi, per sua stessa ammissione, non si sente ancora parte di quella comunità, si ritrovi, di punto in bianco, a leggere, rileggere e magari commentare, con un pizzico di nostalgia e una lacrima che lentamente scende giù dal viso, quanto postato sulla bacheca di un gruppo Facebook.


Può capitare ed è capitato. Poche ore, passaparola, inviti ed ecco centinaia di utenti letteralmente impazziti e intenti nel ricordare un pensiero o una storia da condividere. Magia dei social network, magie della rete capace di mettere in comunicazione persone fisicamente distanti l’una dall’altra ma con la mente e il cuore saldamente ancorati alle proprie radici.

Può bastare allora una fotografia, un aneddoto simpatico, un personaggio, una festa, un luogo, semplicemente, per far riaffiorare nella mente ricordi lontani spesso andati perduti, non catturati dall’istantanea di uno smartphone o dalla condivisione su instagram.

È la gioia stessa di poter condividere la memoria di un tempo non lontanissimo ma dannatamente distante dalla modernità dei nostri giorni. Corsi e ricorsi storici, talvolta, storie che faticano a radicarsi nella realtà ma che ritornano clamorosamente in gioco su Facebook, dietro lo scudo sicuro di un monitor e con la sicurezza e la fierezza che solo una tastiera può garantire.

E va bene così, che ben venga, per un popolo senza nè monumenti e nè santi, un paese, o meglio una città, in continuo divenire, un cantiere aperto e pronto ad accogliere chi, con suoi mattoni, ha deciso di stabilire qui, in questa terra, la sua vita e quella dei suoi cari, con i suoi lati negativi, tanti, impegnato costantemente ad interrogarsi sul concetto di telesinità come a voler differenziare quello che è giusto da quello che è sbagliato, quello che è puro da quello che impuro.

Una storia che ritorna, forte, potente e prepotente e che lascia alle sue spalle divisioni e rancori. Una storia che unisce, che non entra nei libri ma si fa identità. Un’identità e una storia fatta dai vivi per i vivi, con il ricordo dolce di chi non c’è più e ha fatto parte, fino a qualche tempo fa, dello stesso racconto. Una necessità, un bisogno forte di ripartire dalle origini per recuperare valori e tradizioni che hanno fondamenta ben salde e che resistono allo scorrere impetuoso dei giorni in netta contrapposizione invece a quel paradigma distruttivo che è proprio dei luoghi fisici protagonisti stessi della memoria.

È forse questo il prezzo da pagare per chi non ha ancora l’esperienza necessaria, la forza giusta per farsi valere al tavolo dei grandi, degli adulti. Perché in fondo si sa ottant’anni non sono tanti, si è ancora giovani, si ha ancora il tempo per sbagliare, tornare indietro e far finta che non sia successo nulla.

Di tempo ce n'è ancora. Questo è un buon inizio, un piccolo inizio, ma almeno se ne parla, si ricorda, si tirano le somme di quello che è stato e di quello che sarà. Si fa la conta di chi se ne è andato e di chi è restato. Perché in fondo non c’è molta differenza se per quelle strade ci passi ogni giorno o con la mente magari ritorni in quei luoghi che ti videro protagonista della tua storia che poi è la storia di tutti e non va messa in discussione, è patrimonio comune e al servizio di chi ha deciso ed è ben consapevole che quella storia non avrà mai fine.